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	<title>Democrazia Km Zero &#187; Indignati e ribelli</title>
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	<description>Rinnoviamo insieme la democrazia dal basso</description>
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		<title>Blockupy Francoforte (e la Bce)</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 17:18:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>red</dc:creator>
				<category><![CDATA[Indignati e ribelli]]></category>

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		<description><![CDATA[di FRANCESCO RAPARELLI Dal 16 al 19 maggio, a Francoforte, sede della Banca centrale europea, si tiene BlockupyFrankfurt, mobilitazione di movimenti tedeschi e provenienti da molti paesi europei, compresa l&#8217;Italia, contro la politica dell&#8217;&#8221;austerità&#8221;. Notizie si trovano momento per momento nel sito www.globalproject.info e su riseupglobalmay.org/, da cui abbiamo tratto questo articolo di Francesco Raparelli. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.democraziakmzero.org/files/2012/05/frank.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4000" src="http://www.democraziakmzero.org/files/2012/05/frank-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a>di FRANCESCO RAPARELLI</p>
<p>Dal 16 al 19 maggio, a Francoforte, sede della Banca centrale europea, si tiene BlockupyFrankfurt, mobilitazione di movimenti tedeschi e provenienti da molti paesi europei, compresa l&#8217;Italia, contro la politica dell&#8217;&#8221;austerità&#8221;. Notizie si trovano momento per momento nel sito www.globalproject.info e su riseupglobalmay.org/, da cui abbiamo tratto questo articolo di Francesco Raparelli. Già il primo giorno, la polziia ha sgomberato l&#8217;accampamento che da mesi era stato organizzato davanti alla Bce. Ecco l&#8217;articolo.</p>
<p>Mentre Repubblica consacra buona parte della sua apertura domenicale al pericolo terrorismo, De Benedetti pensa alle cose serie. Con un editoriale sul <em>Sole 24 Ore</em> chiarisce le paure che ormai segnano una parte consistente delle élite europee: la virata deflattiva imposta dalle politiche di austerity ha probabilmente raggiunto un punto di non ritorno. In queste ore Tsipras, il leader di Syriza, parla di un accordo tra Neo Dimokratia, Pasok e Dimar, ma Dimar ha già smentito. Un fatto è certo: non sono gli elettori greci a decidere il governo, ma le compatibilità di bilancio imposte dalla <em>Troika</em>. E anche un altro fatto è davvero certo: anche se Papoulias dovesse riuscire ad imporre l’accordo tra i partiti del rigore, la Grecia uscirà dall’Eurozona. Questa certezza spaventa mortalmente De Benedetti e con lui Amato, e molti altri editorialisti del <em>Sole</em>.</p>
<p>Proprio Amato, sempre sul <em>Sole 24 Ore</em> di oggi (domenica 13 maggio), indica alcuni scenari possibili, qualora la Grecia fosse effettivamente sbattuta fuori dall’Eurozona. Tra i più verosimili, c’è quello che insiste sull’interesse che Russia, Cina o Turchia potrebbero avere nel garantire sostegno economico alla Grecia alternativo agli aiuti concessi dalla <em>Troika</em>. Sostegno che imporrebbe una contropartita inequivocabile: il saccheggio della penisola ellenica (saccheggio già largamente in corso) da parte di una nuova linea geo-strategica. L’effetto domino poi, lo stesso di cui parla George Soros, determinerebbe non solo l’indebolimento degli istituti di credito di mezzo mondo, ma soprattutto, con la fuga dei capitali verso i <em>bund</em> tedeschi o, peggio, lontano dall’Eurozona, il possibile <em>default</em> di Spagna e Italia, paesi che non possono essere salvati né con l’esile <em>firewall</em> (EFSF) predisposto dall’Unione e dal Fmi né dalle timide politiche espansive di Draghi (acquisto sul mercato secondario dei titoli di Stato).</p>
<p>Il grido disperato dei neo-keynesiani non accenna a quietarsi, ma la Deutsche Bank e i cristiano-democratici tedeschi sembrano non avere orecchie per sentire. Cosa manca al riformismo occidentale per imporre una battuta d’arresto alla violenza neoliberale? Perché ciò che è stato possibile con Roosevelt nel ’33 sembra oggi impossibile? Siamo destinati alla catastrofe bellica, come paventa Krugman nel suo <em>j’accuse</em> contro il delirio deflattivo, o il nostro futuro può ancora essere scritto?</p>
<p>La differenza con la Grande Depressione è una sola: la minaccia. Minaccia proletaria, dal ’17 sovietico al ’26 inglese, alla ripresa delle lotte in America, agli inizi degli anni ’30. Oggi questa minaccia si chiama democrazia«insorgente» o «tumultuaria». Parliamo di una democrazia che non ha più nulla a che fare con la modernità, che non trova sollievo nelle scadenze elettorali, che si esprime nella potenza della rete, nello stile biopolitico della militanza e nella dimensione orizzontale e policentrica della decisione politica. Il «vero stato di eccezione», direbbe Benjamin (che non è Schmitt), lo spazio di reversibilità tra regole e fatti. La democrazia che fa impazzire Scalfari, quella che non si riduce in partito, pur non facendo a meno delle istituzioni. Pensiamo alla Spagna: in queste ore migliaia di persone riconquistano la piazza, nonostante il tracollo elettorale della sinistra socialista. Una minaccia vera, che non ha bisogno di proiettili per spaventare (quelli non spaventano nessuno, semmai attizzano gli eserciti e chiudono spazi di libertà per tutti), ma che pensa, con Jefferson, che ogni generazione merita la sua costituzione (e anche le sue forme di organizzazione). E oggi di costituzione europea abbiamo bisogno, una costituente sociale transnazionale che bagni l’Europa nel mediterraneo e provi a fare in pezzi la malinconia protestante della Merkel e dei suoi soci.</p>
<p>La democrazia oggi può e deve presentarsi come nuova minaccia proletaria. Stiamo parlando dei nuovi poveri, di una forza-lavoro qualificata, e sempre immersa in una fitta trama cooperativa, umiliata dal mercato del lavoro. Poveri sono i metalmeccanici violentati da Marchionne, poveri sono gli studenti e i precari della ricerca, poveri sono le partite Iva e i lavoratori della conoscenza: non è detto che tra questi mondi emergano solidi i ponti della relazione, ma è solo lo spirito della coalizione che può salvare ciascuno dal disastro imminente. In Italia la Fiom questa cosa l’ha capita, in Spagna lo sciopero generale è stato sorprendente e non mancano segnali positivi in Inghilterra: è ancora troppo poco o lo è a maggior ragione se l’Ig Metal scambia aumenti salariali del 7% con l’abbandono della zavorra ellenica. Ma è da qui si parte, dalla necessità della coalizione, tra nuove e vecchie figure proletarie, del <em>networking</em> europeo, ostile ad ogni ripiegamento identitario e territoriale.</p>
<p>Adorno diceva che la «libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta». Oggi la libertà per esser tale ha bisogno di uno sforzo in più: oltre la sottrazione, l’eccedenza deve saper creare.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Folla immensa alla Puerta del Sol</title>
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		<pubDate>Sat, 12 May 2012 20:11:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>red</dc:creator>
				<category><![CDATA[Indignati e ribelli]]></category>

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		<description><![CDATA[ORE 22 DI SABATO 12 MAGGIO, scade il termien fissato dalle autorità madrilene per la manifestazione degli “indignados”: tutti dovrebbero tornare a casa. Ma alla Puerta del Sol, luogo simbolico del movimento del 15-M, vi è una folla tanto immensa (nella foto) che anche le piazze vicine sono piene di persone che si siedono per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.democraziakmzero.org/files/2012/05/sol.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3964" src="http://www.democraziakmzero.org/files/2012/05/sol-300x195.jpg" alt="" width="300" height="195" /></a></p>
<p>ORE 22 DI SABATO 12 MAGGIO, scade il termien fissato dalle autorità madrilene per la manifestazione degli “indignados”: tutti dovrebbero tornare a casa. Ma alla Puerta del Sol, luogo simbolico del movimento del 15-M, vi è una folla tanto immensa (nella foto) che anche le piazze vicine sono piene di persone che si siedono per terra. Si possono vedere le immagini in diretta sia sul sito di Occupy Wall Street (<a href="http://www.occupywallst.org">www.occupywallst.org</a>) che su quello di El Pais (<a href="http://www.elpais.com">www.elpais.com</a>) o ancora su quelli del movimento. Il quotidiano madrileno intitola: “Il movimento cittadino rinasce in piena ondata di tagli”.</p>
<p>A Barcellona, secondo la polizia, hanno marciato in 45 mila, 200 mila secondo gli organizzatori, e in questo momento una gisantesca assemblea si sta tenendo in Plaza Catalunya. Manifestazioni del 12-M, giornata mondiale di protesta, il “global spring”, la primavera globale, si sono tenute in ottanta città spagnole, e in cinquanta paesi in tutto il mondo. A Tel Aviv, per esempio, in Brasile, a Mosca, in molte città degli Stati uniti, a cominciare da New York. Molte informazioni e una mappa sulle mobilitazioni in giro per il mondo sono su www.may12.net/</p>
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		<title>12 maggio, primavera globale</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 18:41:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>red</dc:creator>
				<category><![CDATA[Indignati e ribelli]]></category>

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		<description><![CDATA[di CARLOS TAIBO Il 12 maggio vuole essere un nuovo 15 ottobre. Non alla maniera di quel che accadde a Roma quel giorno, ma di quel che è capitato in centinaia di città in tutto il mondo. Occupy Wall Street, gli “indignados” spagnoli e una miriade di movimenti di molte nazioni (il panorama è su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.democraziakmzero.org/files/2012/05/portada.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3950" src="http://www.democraziakmzero.org/files/2012/05/portada-300x157.jpg" alt="" width="300" height="157" /></a></p>
<p>di CARLOS TAIBO</p>
<p>Il 12 maggio vuole essere un nuovo 15 ottobre. Non alla maniera di quel che accadde a Roma quel giorno, ma di quel che è capitato in centinaia di città in tutto il mondo. Occupy Wall Street, gli “indignados” spagnoli e una miriade di movimenti di molte nazioni (il panorama è su May12.net) hanno scelto quella data come quella del “global spring”, la primavera globale. Dopo l’inverno in cui i movimenti come Occupy e gli indignati spagnoli erano stati dati per morti. Di queste centinaia di città in tutto il mondo, nessuna è italiana. Qui pubblichiamo, dal sito spagnolo <a href="http://www.rebelion.org/">www.rebelion.org</a>, tradotto da DKm0, un articolo di Carlos Taibo, docente madrileno, autore di libri sulla decrescita e che ha studiato, partecipandovi e scrivendone, al movimento degli &#8220;indignados”. Il titolo originale era: che non si spenga la luce. Nella foto il Primo Maggio dei sindacati indipendenti a Città del Messico.</p>
<p>Ecco l&#8217;articolo di Taibo.</p>
<p>Se tra le fila dei 15-M (il movimento degli “indignados” spagnoli prende nome dalla data della loro prima grande manifestazione, il 15 maggio 2011, ndt) c’è un genere di persona che mi dà fastidio, questa è la figura del <em>funerario:</em> quella di chi non vede altro che problemi e insufficienze di un movimento che, a mio parere, è il migliore, quello che suscita più speranze, tra quelli che abbiamo avuto negli ultimi decenni. Nonostante tutti i difetti che possiamo attribuirgli, le virtù risultano chiaramente: ha propiziato la formazione di una nuova identità contestataria, ha alimentato numerose iniziative affini, ha collocato in agenda discussioni che il sistema aveva cercato di confinare in un angolo, ha dato dignità alla prospettiva dell’assemblea e dell’auto-gestione, e, soprattutto, ha permesso che molte persone scoprissero che possono fare cose che non sembravano alla loro portata.</p>
<p>Alla piaga dei <em>funerei</em> si è aggiunta spesso quella di chi ha voluto parlare senza sapere. Sono gli stessi che hanno individuato, senza ombra di dubbio, un irreversibile declino del movimento del 15 maggio. Non credo di sbagliare quando dico che una simile visione dipende alle distorsioni alimentate dai mezzi di in comunicazione del sistema. Ai cui occhi il 15-M è interessante solo<em> </em>quando di mezzo c’ la convocazione di qualsiasi macromanifestazione o quando ci sono atti di violenza nel retrobottega.</p>
<p>Ho la ferma convinzione, tuttavia, che il futuro del movimento dipende, piuttosto, dal lavoro, spesso sotterraneo e poco vistoso, che si registra nei quartieri e nelle città. Su questo terreno il 15-M rimane fortunatamente vivo, e molto vivo. Ho conosciuto nel corso degli anni molti movimenti che hanno una enorme capacità di attrarre persone e nessuna disponibilità a cambiare il mondo, come ne ho conosciuti altri, incapaci di far scendere qualcuno per la strada, che cambiavano ogni giorno, e in profondità, le relazioni umane. In via provvisoria sono convinto, tuttavia, che il 15-M non assomiglia in modo convincente a nessuna di queste due categorie: perché se, da un lato, ha una notevolissima capacità di convocare gente &#8211; lo vedremo ancora una volta tra pochi giorni, &#8211; dall&#8217;altro sta facendo quello che può, e più, per diffondere i semi della sovversione in mezzo a noi.</p>
<p>Nulla di tutto questo significa che il movimento del 15 maggio non abbia i suoi problemi. Uno di questi, di carattere generale, ci ricorda che sono molte le persone che simpatizzano con il 15-M, ma non sono disposte a compiere il passo di unirsi apertamente alle sue iniziative; qualcosa dovremo inventare a questo proposito. Né vale la pena segnalare che la presenza del movimento nel mondo del lavoro e nella vita rurale continua ad essere disgraziatamente debole. Per di più, anziani, adolescenti e immigrati non sembra si sentano pienamente attratti dal 15-M.</p>
<p>Ciò nonostante, annuncio la mia ferma convinzione che il movimento dispone di persone e di germogli sufficienti per diventare pienamente in ciò che è già in parte: un’istanza che in tutti gli ordinid ella vita promuova l&#8217;orizzonte dell’assemblea e dell’auto-gestione per fare fronte al capitalismo dal punto di vista della lotta anti-produttivista, dello scontro anti-patriarcale e della solidarietà internazionale. Per rafforzare questo progetto, e per dare risposta alla ignominia che commerge i nostri governanti, saerà bene essere presenti nelle strade e nelle piazze il 12 di questo mese. E il giorno dopo non dimentichiamo che ci sono le nostre assemblee.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Strani Stati uniti</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 21:42:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>red</dc:creator>
				<category><![CDATA[Indignati e ribelli]]></category>
		<category><![CDATA[occupy]]></category>

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		<description><![CDATA[di PIERLUIGI SULLO Rubrica &#8220;Democrazia km zero&#8221; pubblicata sul manifesto di giovedì 3 maggio 2012. &#160; A chi volete che freghi se 35 mila persone (cifra dei media e della polizia) si incamminano, in una serata piovosa di New York, verso l&#8217;epicentro simbolico di ciò che sta sconvolgendo le nostre vite, ossia Wall Street, la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.democraziakmzero.org/files/2012/05/may-day630_0.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3914" src="http://www.democraziakmzero.org/files/2012/05/may-day630_0-300x214.jpg" alt="" width="300" height="214" /></a>di PIERLUIGI SULLO</p>
<p>Rubrica &#8220;Democrazia km zero&#8221; pubblicata sul manifesto di giovedì 3 maggio 2012.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A chi volete che freghi se 35 mila persone (cifra dei media e della polizia) si incamminano, in una serata piovosa di New York, verso l&#8217;epicentro simbolico di ciò che sta sconvolgendo le nostre vite, ossia Wall Street, la finanza? Chi si impressiona se cortei e carovane, carnevali beffardi e vetrine di banche in frantumi, plotoni di poliziotti e bombe accecanti fiammeggiano in circa 150 città degli Stati uniti, da Los Angeles alla mitica Seattle, da Cincinnati (dove il Fbi arresta quattro persone, definite &#8220;anarchici&#8221;, accusandole di preparare un attentato) a Boston? E cosa sono queste &#8220;coalizioni&#8221; confuse in cui si mescolano gli ex campeggiatori del movimento Occupy (sgomberati da mesi dai loro moltissimi Zuccotti Park e dichiarati estinti), parti rilevanti di sindacati, associazioni di migranti (come quelle che s&#8217;inventarono con gran successo anni fa &#8220;Un dìa sin nosotros&#8221;, per dimostrare ai razzisti alla Bush quanto vitale sia il loro lavoro), comunità religiose di base, gruppi rock e ciclisti sovversivi? Che è, politica, questa? E che peso può avere proclamare un &#8220;general strike&#8221;, in un paese, gli Stati uniti, in cui lo sciopero generale come lo intendiamo noi, inter-categoriale, virtualmente totale, è proibito per legge, per cui l&#8217;ultimo, cittadino, si tenne a Oakland, California, nel 1946, finché i giovanotti di Occupy e i portuali di lì, nel novembre scorso, non ebbero l&#8217;audace idea di riprovarci, riuscendovi? Come può impressionarci il fatto che il Primo Maggio sia tornato a fiorire dove &#8220;May Day&#8221; è un giorno come tutti gli altri perché un secolo e mezzo di lotta dei lavoratori è stata estirpata, tanto dimenticata che ora i siti di Occupy e dintorni diffondono canzoni degli anni trenta e racconti di quel Primo Maggio del 1886, quando più di 300 mila lavoratori in tutto il paese abbandonarono il lavoro in solidarietà con i 120 mila in sciopero per la giornata lavorativa di otto ore: così che le dirette in internet delle manifestazioni, la grafica esplosiva dei ragazzi di Occupy, le loro forme di protesta sorprendenti (per la polizia, più che altro) si mescolano a un tono bello di nostalgia per i tempi in cui l&#8217;&#8221;uno per cento&#8221; non era libero come oggi di imporre il suo arbitrio al &#8220;99 per cento&#8221;, e non pagava in tasse la metà &#8211; in percentuale &#8211; di un qualunque lavoratore? In fondo, perché dovremmo farci abbagliare da una &#8220;America&#8221; (termine che correntemente designa gli Stati uniti, anche se l&#8217;America comprende Haiti e il Cile, tra gli altri) così differente da quella dell&#8217;onda di telefilm in cui i cattivi vengono sempre puniti e i Marines sono in Afghanistan per salvare le bambine? E poi, e soprattutto, non è forse vero che i movimenti sociali, specie quelli disordinati delle città statunitensi, non sanno accumulare &#8220;potenza&#8221;, non riescono ad essere duraturi e organizzati, non sanno &#8220;accettare la sfida della rappresentanza&#8221;, cioè non riescono &#8211; o perfino non pensano proprio &#8211; a mandare qualcuno di loro a fare il deputato e il senatore, cioè a nuotare nella vasca degli squali, tra lobbisti famelici di appalti e politici che si contendono i voti &#8220;moderati&#8221; e muovono gli indici dei sondaggi con campagne di marketing contro l&#8217;aborto o, se è il caso, contro l&#8217;evoluzionismo di quel comunista di Darwin?</p>
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		<title>A day without 99 per cent</title>
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		<pubDate>Tue, 01 May 2012 16:17:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>red</dc:creator>
				<category><![CDATA[Indignati e ribelli]]></category>

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		<description><![CDATA[di PETER ROTHBERG Dal sito della rivista di New York The Nation (www.thenation.com) abbiamo tradotto un articolo che fa una rassegna parziale di quel che sta avvenendo negli Stati uniti: è la May Day, il Primo Maggio. Occupy Wall Street e i movimenti Occupy di decien di città, insieme a pezzi di sindacati, associazioni di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.democraziakmzero.org/files/2012/05/GeneralStrikeArrowssm_0.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3904" src="http://www.democraziakmzero.org/files/2012/05/GeneralStrikeArrowssm_0-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a>di PETER ROTHBERG</p>
<p>Dal sito della rivista di New York The Nation (www.thenation.com) abbiamo tradotto un articolo che fa una rassegna parziale di quel che sta avvenendo negli Stati uniti: è la May Day, il Primo Maggio. Occupy Wall Street e i movimenti Occupy di decien di città, insieme a pezzi di sindacati, associazioni di migranti e altre organizzazionis ociali, hanno organizzato quel che chiamano un &#8220;general Strike&#8221;, ma che in realtà assomiglia più a un moltiplicarsi di azioni di molti tipèi, di cui questo articolo dà un saggio. Lo sciopero generale inter-categoriale negli Stati uniti è probito, e il Movimento Occupy ha deciso di ispirarsi all&#8217;azione dei migranti latinoamericani, qualche anno fa, che, contro uan legge razzista di Bush, proclamarono &#8220;Un dìa sin nosotros&#8221;, un giorno in cui i migranti sarebebro scomparsi dalla vita delle città. Fu un enorme successo, e la legge fu ritirata. In questo momento (le 18 in Italia), la giornata negli Stati uniti è iniziata da poco: chi voglia seguire gli eventi della May Day, può andare sul sito di The Nation o su quello di Oxccupy Wall Street. Ecco l&#8217;articolo.</p>
<p>Per quasi 150 anni, il Primo Maggio maggio è stato un&#8217;occasione internazionale per celebrare e difendere i diritti dei lavoratori. Quest&#8217;anno, con il <a href="http://translate.google.com/translate?hl=it&amp;prev=_t&amp;sl=en&amp;tl=it&amp;u=http://occupywallst.org/">movimento</a> Occupy che cerca di ottenere il massimo vantaggio dal <a href="http://translate.google.com/translate?hl=it&amp;prev=_t&amp;sl=en&amp;tl=it&amp;u=http://en.wikipedia.org/wiki/May_Day">significato storico</a> del May Day, stiamo probabilmente per assistere alla più grande esplosione di indignazione contro gli eccessi della capitale fin dalla prima protesta di massa del Primo Maggio negli Stati Uniti, nel 1886, quando più di 300 mila lavoratori a livello nazionale abbandonò il loro lavoro in solidarietà con i 120mila lavoratori in sciopero per la giornata lavorativa di otto ore.</p>
<p>Nel suo <a href="http://translate.google.com/translate?hl=it&amp;prev=_t&amp;sl=en&amp;tl=it&amp;u=http://www.thenation.com/blog/167602/occupy-prepares-may-day-no-work-no-school-no-banking">nuovo articolo</a> (sul sito di The Nation, ndt), Allison Kilkenny racconta le speranze e le idee che stanno dietro le azioni della giornata, i dettagli della costruzione della coalizione e dei molti mesi di pianificazione e preparazione e utilmente definisce ciò che gli attivisti di Occupy intendono quando parlano di &#8220;sciopero generale&#8221;. (Nel suo articolo, Kilkenny spiega che lo sciopero generale come lo si intende in Europa, inter-categoriale, nel Usa è proibito per legge: quel che Occupy intende è riassunto nell&#8217;espressione &#8220;A day without 99 per cent&#8221;, che, ad imitazione dell&#8217;&#8221;A day without us&#8221; dei migranti, qualche anno fa, consisterebbe, oltre che in marce ed occupazioni, semplicemente nel non andare al lavoro o a scuola, per quanto possibile, non andare in banca o a fare acquisti, ecc. Ndt).</p>
<p>A New York City, a partire da 08:00, Bryant Park sarà la sede di un &#8220;<a href="http://translate.google.com/translate?hl=it&amp;prev=_t&amp;sl=en&amp;tl=it&amp;u=http://maydaynyc.org">Pop-up Occupation</a>&#8220;, con cibo gratis, un libero mercato, servizi gratuiti, workshop, teach-ins (lezioni in piazza), discorsi, arte pubblica, spettacoli, discussioni e allenamenti all&#8217;azione diretta. A mezzogiorno, Tom Morello, del gruppo rock Rage Against the Machine, condurrà un workshop di chitarra e di prove per Occupy Guitarmy. Alle due del pomeriggio, attivisti guidati da Morello e da <a href="http://translate.google.com/translate?hl=it&amp;prev=_t&amp;sl=en&amp;tl=it&amp;u=http://occupyguitarmy.tumblr.com/">Occupy Guitarmy</a> marceranno verso Union Square Park. Dopo un <a href="http://translate.google.com/translate?hl=it&amp;prev=_t&amp;sl=en&amp;tl=it&amp;u=http://maydaynyc.org">concerto e un comizio</a> presso il sito storico delle tante manifestazioni e chiamate radicali all&#8217;azione, i partecipanti lasceranno Union Square alle 5,30 per una marcia verso Wall Street insieme a una coalizione di organizzazioni sindacali, gruppi per i diritti degli immigrati e attivisti di gruppi religiosi di base.</p>
<p><a href="http://www.democraziakmzero.org/files/2012/05/W3ASf.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-3905" src="http://www.democraziakmzero.org/files/2012/05/W3ASf-196x300.png" alt="" width="196" height="300" /></a>Il più militante dei gruppi di Occupy, quello di Oakland in California, sta progettando di <a href="http://translate.google.com/translate?hl=it&amp;prev=_t&amp;sl=en&amp;tl=it&amp;u=http://strikemay1st.com/help-prepare-morning-strike-stations-in-downtown-oakland/%23more-281#more-281">occupare il Golden Gate Bridge</a> alle 6 del mattino, e a seguire una serie di azioni dirette in tre &#8220;stazioni&#8221; di sciopero annunciate: la &#8220;stazione&#8221; anti-capitalista di Snow Park, quella anti-patriarcato tra la prima strada e Broadway e quella &#8220;anti-gentrification&#8221; (l&#8217;espulsione di classi popolair da quartieri che vengono poi ristrutturati per le classi più alte, ndt) tra la 22esima strada e Telegraph. (C&#8217;è anche una quarta stazione che non è stata pubblicizzata). Tutti i picchetti al mattino, le occupazioni e le azioni autonome a partire da queste posizioni dalle 8,30 del mattino fino a un raduno generale a mezzogiorno. Le &#8220;stazioni&#8221; di sciopero offriranno generi di conforto come cibo, snack, acqua, caffè e forniture mediche. Alle 3 del pomeriggio ci sarà un ampio <a href="http://translate.google.com/translate?hl=it&amp;prev=_t&amp;sl=en&amp;tl=it&amp;u=http://strikemay1st.com/help-prepare-morning-strike-stations-in-downtown-oakland/%23more-281#more-281">corteo a partire dalla stazione BART Fruitvale</a> .</p>
<p>Per molto tempo, il Primo Maggio è stato un grande giorno per i diritti degli immigrati a Los Angeles. Occupy Los Angeles sta organizzando carovane di auto e bici del Potere del Popolo, chiamate &#8220;4 venti&#8221; attraverso la città di Los Angeles che culminerà con l&#8217;azione diretta in tutto il distretto finanziario. Le carovane si fermeranno per azioni lampo lungo la strada. Occupazioni, distribuzioni alimentari, ed altre azioni dirette che metteranno a fuoco la crisi dei pignoramenti di case e la brutalità della polizia saranno effettuate nel corso di un &#8220;lento, paralizzante, carnevalesca marcia&#8221; verso il centro della città.</p>
<p>A Boston, <a href="https://www.facebook.com/events/33614182311193">una coalizione imponente si riunirà a mezzogiorno</a> nella City Hall Plaza; più tardi, alle 7 di sera, a Copley Square Park, raduno di massa con costumi, pupazzi e facce dipinte per ricevere istruzioni circa i rispettivi ruoli nel &#8220;corteo funebre&#8221; che procederà nelle zone della ricchezza e del commercio</p>
<p>Una coalizione importante sarà il montaggio a Union Park di Chicago a mezzogiorno per <a href="http://translate.google.com/translate?hl=it&amp;prev=_t&amp;sl=en&amp;tl=it&amp;u=http://www.chicagospring.org/">una marcia di Federal Plaza</a> .</p>
<p>A Portland, un tradizionale <a href="http://translate.google.com/translate?hl=it&amp;prev=_t&amp;sl=en&amp;tl=it&amp;u=http://maydaypdx.blogspot.com/2012/04/may-day-planned-events.html">evento &#8220;per famiglie&#8221; ha ottenuto il permesso</a> e avrà inizio alle 3:30 a South Park, con una marcia alle 4.30, mentre gli attivisti studenteschi hanno intenzione di alzarsi presto e radunarsi alle 7.30 davanti alla direzione delle scuole pubbliche di Portland per protestare contro i tagli di bilancio e la caduta della qualità delle nostre scuole.</p>
<p>Una marcia, alle 9 di mattina, per i diritti degli immigrati, si terrà a Tucson.</p>
<p>Un elenco più ampiod egli eventi del Primo MAggio nel sito <a href="http://translate.google.com/translate?hl=it&amp;prev=_t&amp;sl=en&amp;tl=it&amp;u=http://www.mediaforthe99percent.com/">mediaforthe99percent.com</a>. Caratterizzato da un live-stream degli eventi del giorno dalla TV Free Speech, una mappa interattiva delle azioni e accurata copertura dri ocial media, il sito farà la cronaca della giornata con verve e intelligenza.</p>
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		<title>La guerra di Marsiglia</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 14:57:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>red</dc:creator>
				<category><![CDATA[Indignati e ribelli]]></category>

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		<description><![CDATA[di BRUNO GIORGINI Non c’è da stupirsi che alcuni dei più grandi scrittori hard boiled, come Jean Claude Izzo e Philippe Carrese, siano nati e cresciuti a Marsiglia, dove il materiale per storie nere e gialle abbonda.  Questa settimana ci sono stati tre omicidi, due a colpi di kalashnikov, un’arma da guerra, e nove in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.democraziakmzero.org/files/2012/04/marsiglia.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-3859" src="http://www.democraziakmzero.org/files/2012/04/marsiglia.jpeg" alt="" width="277" height="182" /></a>di BRUNO GIORGINI</p>
<p>Non c’è da stupirsi che alcuni dei più grandi scrittori hard boiled, come Jean Claude Izzo e Philippe Carrese, siano nati e cresciuti a Marsiglia, dove il materiale per storie nere e gialle abbonda.  Questa settimana ci sono stati tre omicidi, due a colpi di kalashnikov, un’arma da guerra, e nove in quattro mesi. In luoghi diversi: nei quartieri Sud, più agiati, nei quartieri Nord in larga misura ghettizzati, in centro o quasi. Alcuni parlano di una battaglia per il controllo del traffico di droga, Marsiglia è un crocevia decisivo per l’Europa.</p>
<p>Si starebbero scontrando la mafia corsa, l’unione corsa più precisamente, ramificata su tutto il territorio francese e oltre fino in Italia, Germania ecc.., e le organizzazioni di origine maghrebina che dominano le cités, quegli aggregati di immobili a basso prezzo, spesso torri o lunghi serpentoni, qua si chiamano <em>barres</em>, barre, abitati da immigrati, beurs, rom e poveri di ogni colore, organizzazioni che forse vogliono estendersi anche al grande traffico internazionale.</p>
<p>In realtà le cose potrebbero essere più complicate, o più semplici. Per ora gli investigatori hanno una sola certezza, che all’origine c’è il mercato della droga, o almeno questo è tutto ciò che lasciano trapelare. Intanto il prefetto se ne è uscito con una proposta che fa molto discutere: demolire a colpi di dinamite uno degli immobili che è porto franco per i dealer all’interno della cité Le Clos La Rose, nel XIII. Le citè sono 150 (centocinquanta) a Marsiglia, non sono banlieue, cioè comuni della periferia, stanno dentro il territorio comunale, che è molto esteso, degradate ma incistate nel tessuto urbano.  Per esempio la cité Bellevue traversata dalla rue Felix-Pyat, che ha fama di essere la “più insalubre di Francia” sta nel III arrondissement.</p>
<p>Siccome se ne parla molto, siamo andati a vederne una, La Cayolle, che sta all’estremo sud, nel mezzo di un quartiere di media borghesia, non lontano dall’inizio dei calanchi, quel meraviglioso paesaggio che i turisti vedono dalla barca. E’ una antica bidonville, poi ricostruita con case popolari di due tre piani, una piccola enclave dove aveva il suo regno uno dei più noti padrini marsigliesi, Gaetano “Tany” Zampa che nel 1984 morirà suicida nella prigione delle Baumettes, ma la cui memoria in certi ambienti ancora oggi si conserva e venera. Il quartiere è ben guardato, ci sono giovani e giovanissimi agli angoli delle strade in entrata, e una macchina bruciata a segnare il confine (nella foto). In automobile percorriamo il perimetro un paio di volte, piano, alla terza svolta i ragazzi sono stati raggiunti da alcuni adulti, e il nostro autista decide che il giro è finito. Succede che gli estranei vengano presi a sassate, e anche fucilate di piccolo calibro.</p>
<p>Nel quartiere ci sono tre scuole elementari, insomma la frontiera è porosa e con certi accorgimenti, permeabile, ma bisogna muoversi con cautela, e viene da chiedersi come fanno i bambini che notoriamente sono riottosi ai confini. La mia guida spiega che s’impara presto a distinguere, insomma la discriminazione non li risparmia, da una parte come dall’altra del confine, invisibile ma quanto reale e pesante, i bimbi imparano a muoversi per non incorrere in un territorio ostile. Se poi si va su internet si scoprono siti interessanti, per esempio nel blog skyrock sta scritto:<em> j’baiserai la France jusqu’a ce qu’elle m’aime</em>, io fotterò la Francia fino a che lei mi ami. C’è questa relazione di amore/odio tra molti giovani di queste citè e la Francia, una sorta di disperato amore e/o di appassionato amoroso odio.</p>
<p>Poi però arriva la criminalità organizzata che sfrutta questi sentimenti, che arruola, che rende la vita difficile alle persone che vanno al lavoro, ai giovani che invece di spacciare vogliono studiare, alle ragazze che preferiscono fare le commesse piuttosto che le amanti di un qualche caid, capetto. Le citè appaiono, sono luoghi sans toit ni lois, senza tetto né legge, circondate da forze di polizia che quando intervengono lo fanno con modalità e simboli che somigliano, sono, quelle di truppe d’occupazione. E’ uno dei frutti della politica di Sarkozy quando era Ministro degli Interni con Chirac, e poi da Presidente. Di fatto tutte le polizie di prossimità, compreso il poliziotto di quartiere, sono state ridotte prima, abolite poi, perché inabili, si dice, a reggere e reprimere la violenza di massa durante le rivolte delle banlieues, e la delinquenza organizzata dopo.</p>
<p>Vero è che l’uso delle armi da fuoco anche tra giovani e giovanissimi si è esteso, che la droga ha letteralmente invaso le strade delle citè. Allora l’idea è stata quella di aumentare i corpi specializzati della repressione, abbigliati come neri robocop, che troppo spesso prima picchiano, sfondano porte, tirano pallottole di gomma o peggio, poi chiedono o interrogano. Aumentando così l’odio, e incentivando l’escalation della violenza, e di fatto non separando i fenomeni delinquenziali da quelli di rivolta o contestazione, anzi accomunandoli, con una devastazione sociale che è probabilmente il peggior lascito di questi anni governati dalla destra. Perché solo a Marsiglia si tratta di centinaia di migliaia di persone, moltissime giovani, strette tra organizzazioni mafiose e repressione, dove le une e l’altra sono fondate sul medesimo principio, l’esclusione dalla libera convivenza civile. Se la sinistra vincerà le elezioni, sarà uno dei problemi non ultimi e più difficili a cui dovrà mettere mano, anzi dovrà andare in queste cités e sporcarsele, le mani.</p>
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		<title>L&#8217;insostenibile leggerezza Sì Tav</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 15:02:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>red</dc:creator>
				<category><![CDATA[Indignati e ribelli]]></category>
		<category><![CDATA[No Tav]]></category>

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		<description><![CDATA[di EZIO BERTOK Si tratta di un evento piuttosto raro: chi sostiene posizioni a favore del progetto AV Torino-Lione in genere si sottrae al confronto sul merito delle questioni e declina quasi sempre l’invito. Le poche occasioni in cui il confronto avviene possono offrire un’opportunità a chi cerca seriamente di capire, e quando più il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.democraziakmzero.org/files/2012/04/chiamparino-large.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3846" src="http://www.democraziakmzero.org/files/2012/04/chiamparino-large-300x179.jpg" alt="" width="300" height="179" /></a>di EZIO BERTOK</p>
<p>Si tratta di un evento piuttosto raro: chi sostiene posizioni a favore del progetto AV Torino-Lione in genere si sottrae al confronto sul merito delle questioni e declina quasi sempre l’invito. Le poche occasioni in cui il confronto avviene possono offrire un’opportunità a chi cerca seriamente di capire, e quando più il confronto-dibattito è pacato tanto maggiore è la probabilità che risulti utile a chi vuole farsi un’idea più precisa. E’ il caso dell’incontro recentemente promosso ad Aosta dalle strutture regionali dell’ARCI, del PD e di Legambiente che ha visto a confronto posizioni a favore e contrarie al TAV. Tra il pubblico numeroso non mancava chi voleva capirne di più.</p>
<p>“<em>Per diventare notav basta essere onesti e informati</em>”: è il filo conduttore dell’intervento del relatore che riporta le ragioni no tav puntando tutto sull’informazione volendo dare per scontata l’onestà di chi ascolta. Non mi soffermerò qui sugli argomenti illustrati dal relatore portatore delle posizioni si-tav: non perché non siano degne di attenzione ma semplicemente perché,  non volendo fare un verbale dell’incontro, non sono rilevanti ai fini del racconto. Mi limito quindi a riconoscergli di aver mostrato rispetto per le posizioni non condivise: atteggiamento particolarmente apprezzabile con i tempi che corrono in dibattiti su temi “caldi”.</p>
<p>Poche settimane prima il governo Monti aveva pubblicato un documento in quattordici punti dal titolo: “TAV Torino-Lione, domande e risposte”. A quel documento aveva puntualmente replicato una commissione tecnica della Comunità Montana Valle Susa e Val Sangone che si è avvalsa della collaborazione di numerosi esperti esterni: economisti di fama mondiale, esperti di sistemi trasportistici, docenti universitari e tecnici che hanno firmato il documento di replica. Il senso del loro documento è presto detto: da un governo tecnico pretendiamo rigore e vogliamo un confronto vero sui costi, sui volumi e i flussi di traffico, sui dati ufficiali e così via (entrambi i documenti si trovano facilmente in rete)</p>
<p>Quale migliore occasione? Il relatore no tav mette a confronto i due documenti e ragiona soprattutto sui dati concreti mettendo da parte considerazioni più generali su modello di sviluppo, su democrazia nei processi decisionali, su partecipazione e negazione di diritti: rinunciarvi è un sacrificio, ma sa che rischierebbe l’accusa di un approccio “ideologico” e si concentra sui numeri.</p>
<p>Per ogni dato, per ogni tabella, per ogni grafico il documento dei tecnici della Comunità Montana non manca mai di citare le fonti in modo che ognuno possa verificarne l’attendibilità. E il quadro che emerge è desolante: da una parte rigore, concretezza e coerenza, dall’altra approssimazione, errori e talvolta vistose bugie che il relatore non manca di sottolineare chiedendo se ciò sia accettabile.</p>
<p>Solo per dare qui un’idea: laddove il documento del governo parla di spostamento delle merci da gomma a rotaia ipotizza una riduzione dei tir pari all’82% laddove il progetto ufficiale ne prevede il 12% (realisticamente sarebbe intorno all’1%&#8230;) e dove parla di sostenibilità energetica prevede un riduzione delle emissioni di gas serra… superiore al 100% e pari a 55 volte il totale delle emissioni!  Uno studente del primo anno di liceo verrebbe bocciato senza appello.</p>
<p>Il relatore no tav ricorda poi come sia inaccettabile il fatto che l’economista Monti si rifiuti di presentare un’analisi costi-benefici e prende spunto da ciò per riportare un episodio raccontato in un recente libro da Ivan Cicconi: l’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, aveva preso in giro nel 2007 una commissione del Senato riportando dati taroccati sui costi dell’alta velocità dichiarando 32 milioni di euro a chilometro (a fronte dei 9 della Spagna e dei 10 della Francia…) mentre in realtà erano oltre 63 (sessantatre!). Cicconi nel suo libro svela i trucchi di questo gioco delle tre carte.</p>
<p>Il relatore osserva che la stessa disinvoltura nel giocare con i numeri si ritrova nei documenti del governo tecnico di oggi e con una breve divagazione si chiede se l’arroganza di Moretti non si ritrovi in quella, forse più educata, di chi oggi smantella le pensioni e cancella (educatamente) i diritti dei lavoratori: “Vogliamo il dialogo con le parti sociali” dicono, ma hanno già deciso prima cosa fare. Come con il TAV in cui, anche se la truffa viene smascherata, dicono che “non si può tornare indietro”.</p>
<p>Prima delle conclusioni il relatore si allontana solo per un attimo dall’analisi dei dati osservando che nelle prime cinque righe del documento del governo la parola “crescita” compare ben tre volte e nella prima pagina le parole “competitività” e “sviluppo” compaiono entrambe quattro volte: si chiede se in un momento di crisi in cui il paese è in recessione e ingenti risorse vengono sottratte alle pensioni, all’istruzione, alla sanità e allo stato sociale non ci si dovrebbe aspettare, a prescindere da ogni altra considerazione, qualche ripensamento sulla scelta di destinare tanti miliardi ad una infrastruttura progettata venti anni prima.</p>
<p>Poi riprende il filo del suo ragionamento e arriva alla conclusione che i costi, a carico della collettività naturalmente, sono inaccettabili; poi ricorda che per fare un passo indietro, prima ancora dell’insostenibilità dei costi, dovrebbero bastare le prove che la nuova linea non serve: ne oggi né nei prossimi decenni. Perseverare sarebbe diabolico.</p>
<p>Quando si apre il dibattito, tra i primi interventi c’è quello di un signore seduto in prima fila che aveva seguito con grande attenzione la presentazione: è un dirigente di spicco del PD Valdostano ed è tra i promotori dell’incontro. Questo è il suo ragionamento:</p>
<p><em>Sono senz&#8217;altro più informato di ieri ma, con tutto il rispetto, sono anche più convinto della bontà della scelta di ammodernare le nostre infrastrutture. </em></p>
<p><em>Il futuro a cui dobbiamo guardare non può essere “negativo”: le argomentazioni addotte in senso negativo da chi si oppone sono riferite all’oggi; ma non mi rassegno all’idea che non possiamo fare un’opera pubblica perché siamo incapaci, perché c’è troppa criminalità, perché fino a ieri abbiamo gestito male le opere pubbliche, perché la destra e la sinistra sono uguali. </em></p>
<p><em>Come cittadino non mi rassegno a pensare ad un futuro del nostro paese in mano a una “non visione”. Ma quale futuro immaginiamo? E’ la decrescita, nel senso del “non sviluppo”? </em></p>
<p><em>Dobbiamo ragionare in termini di crescita sostenibile, di qualità dello sviluppo, dobbiamo riconoscere e accettare il fatto che sulle infrastrutture l’Italia è molto, ma molto indietro rispetto al resto dell’Europa e dobbiamo favorire l’interconnessione tra il nostro paese e il resto dell’Europa. Dobbiamo immaginare il nostro futuro insieme agli altri futuri: è questa la grande scommessa dell’Europa, è immaginarsi “insieme”. </em></p>
<p><em>Ecco perché la risposta non può essere una sorta di localismo, un atteggiamento “non nel mio giardino”: se un’opera pubblica ha un’importanza per l’intera comunità nazionale non è accettabile che una minoranza decida per la maggioranza. </em></p>
<p>Ma come: aveva appena sentito parlare di costi non giustificati, di flussi di traffico in netto calo piuttosto che in crescita esponenziale, di tavoli di confronto con le comunità locali da cui venivano esclusi i sindaci che non garantivano a priori di essere favorevoli, di dati truccati, di previsioni impossibili sulla crescita dell’occupazione, di bugie su presunti finanziamenti dell’Europa, di assurdità totali sulle previsioni di sostenibilità energetica; aveva ascoltato attentamente e non aveva sentito una sola parola sulle ragioni “locali” (per altro legittime) dell’opposizione legate alla devastazione del territorio e ora riprende il ritornello di una resistenza  no tav dal carattere Nimby? Aveva appena visto tabelle e grafici che documentavano l’assurdità di una nuova infrastruttura in un’area che ha un interscambio commerciale con la Francia ben al di sotto delle potenzialità delle strutture esistenti e parla astrattamente di un paese arretrato incapace di interconnettersi con l’Europa? Ma quale sarà mai la scommessa dell’Europa di cui parla? Aveva sentito ragioni riconducibili soltanto alla difesa dei beni comuni, di sperpero ingiustificato di risorse ai danni di tutti i cittadini, dalla Val d’Aosta alla Sicilia, e ora sostiene che una minoranza non ha il diritto di decidere per la maggioranza? Quale può essere il concetto di maggioranza e di diritti negati che ha in testa chi sostiene questo?</p>
<p>Il relatore no tav si guarda intorno smarrito chiedendosi quanto opportuna sia stata la sua scelta di voler semplicemente “informare” concentrandosi  su documenti e dati concreti mettendo in evidenza incongruenze e contraddizioni: se avesse messo l’accento sul modello di sviluppo sarebbe stato accusato di avere un approccio ideologico e invitato a rimanere sul concreto contestando eventualmente i dati di chi sostiene il progetto; essendo rimasto sul concreto viene accusato di avere una visione negativa del futuro e tutto il resto. In realtà non si faceva grandi illusioni e si aspettava che venissero anche riproposti vecchi slogan sul “progresso e il rischio di isolamento dell’Italia dall’Europa”, ma si aspettava anche che i suoi dati venissero discussi ed eventualmente contestati. E invece no, il dirigente PD, educato, pacato e inossidabile come il premier Monti e la ministra Fornero, parlava d’altro, come se fosse entrato in quel momento in sala: dell’evidenza dei fatti non si curava. Forse accettare il confronto era stata un’ingenuità. A chi poteva servire se la reazione era questa?</p>
<p>Poi il relatore guarda oltre la prima fila e vede tra il pubblico non pochi che scuotono la testa: probabilmente si tratta di militanti del PD che faticano sempre più a riconoscersi in un gruppo dirigente incapace di prendere le distanze da chi, nello stesso partito, ha stretti legami con le grandi lobby interessate al più grande business del secolo. Anche nella base del PD non sono pochi coloro che pretendono di ragionare con la propria testa e chiedono ai dirigenti locali di fare altrettanto.</p>
<p>Il relatore no tav si dice allora che il viaggio non è stato inutile, che ne è valsa la pena di venire ad Aosta, ce ne fossero tanti di incontri così: per diventare no tav basta essere onesti ed informati. Per rimanere si tav occorre probabilmente qualcos’altro, ma non è sempre facile capire di cosa si tratta.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Tav, 14 risposte al governo</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 12:36:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>red</dc:creator>
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		<category><![CDATA[No Tav]]></category>

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		<description><![CDATA[IL GOVERNO MONTI pubblicò tempo fa, nel suo sito, un documento in cui si rispondeva a 14 domande &#8211; scelte dallo stesso governo &#8211; sulla Tav in Val di Susa. La conclusione era che la linea e il tunnel ad alta velocità devono essere costruiti. La comunità montana valsusina ha chiamato a raccolta i suoi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.democraziakmzero.org/files/2012/03/notav-monti-infophoto.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3796" src="http://www.democraziakmzero.org/files/2012/03/notav-monti-infophoto-300x192.jpg" alt="" width="300" height="192" /></a>IL GOVERNO MONTI pubblicò tempo fa, nel suo sito, un documento in cui si rispondeva a 14 domande &#8211; scelte dallo stesso governo &#8211; sulla Tav in Val di Susa. La conclusione era che la linea e il tunnel ad alta velocità devono essere costruiti. La comunità montana valsusina ha chiamato a raccolta i suoi esperti &#8211; docenti, analisti, esperti &#8211; perché esaminassero una per una le 14 &#8220;risposte&#8221; del governo. Quel che ne è uscito è il documento leggibile nell&#8217;allegato: il campionario delle sommarietà, errori, vere e proprie menzogne di cui il testo del governo è infarcito. E, oltre a ciò, quel che invece si potrebbe fare con costi infinitamente inferiori. Questo documento è introdotto da una lettera di Sandro Plano, presidente della Comunità montana, che potete leggere qui.</p>
<p>Signor Presidente del Consiglio,</p>
<p>gli Amministratori della Valle di Susa, interessati dal progetto di una nuova linea ferroviaria ad alta velocità tra Torino e Lione, hanno letto con interesse e spirito critico il documento presentato dal Governo “Tav Torino-Lione, domande e risposte”. Tema questo dibattuto ormai da anni con ampio ventaglio di osservazioni a favore e contro questa nuova infrastruttura. In ogni azione politica o tecnica non si mettono in campo verità assolute, ma tesi e antitesi, interessi, opportunità e svantaggi, con contrapposizioni che molte volte concorrono a individuare soluzioni forse non ottimali, ma opportune e percorribili. Nel caso specifico il Suo Governo ha recepito le conclusioni di Esponenti istituzionali a favore dell’opera e non ha ancora preso in considerazione le osservazioni che le Amministrazioni locali, tramite la Commissione tecnica, composta da Docenti universitari, Economisti ed Esperti del territorio, hanno esposto nel corso delle procedure di approvazione dei vari progetti.</p>
<p>Gli stessi Amministratori si rendono interpreti del grave stato di tensione sociale che sta vivendo questa Valle sottoposta, come peraltro tutta l’Italia, ai problemi causati dalla disoccupazione, dal taglio di risorse pubbliche, da problemi di assetto idrogeologico e dalla perdurante crisi economica. I Valsusini sono stati testimoni di una serie impressionante di opere pubbliche realizzate in questo territorio, con tutti i disagi che hanno comportato (cantieri, espropri, polveri, fasce di rispetto, promesse mai mantenute).</p>
<p>Disagi inferti nel nome di un superiore interesse nazionale e internazionale. Ed è proprio questo l’interrogativo che si pongono i nostri cittadini: è veramente utile in assoluto un simile investimento? E’ opportuno, in un momento di evidente crisi economica e di pesanti sacrifici per gran parte degli Italiani, destinare tali ingenti risorse a un’infrastruttura che di per sé non risolve il problema del costo del lavoro, della competitività delle nostre industrie e di un trasporto delle merci che registra, ormai da anni, vistosi decrementi sul collegamento con la Francia e in generale sull’asse Est-Ovest? Queste considerazioni sono il frutto di attente analisi della nostra Commissione Tecnica e di centinaia di Docenti universitari che Le hanno recentemente inviato un appello a riconsiderare le ragioni economiche alla base di questa iniziativa, così come è stato fatto, apprezzabilmente, per il ponte sullo stretto di Messina e le Olimpiadi di Roma.</p>
<p>Ing. Sandro Plano, presidente della Comunità montana Valle Susa e Val Sangone</p>
<p><strong>Nell&#8217;allegato in pdf il documento che, punto per punto, contesta le affermazioni del governo.</strong></p>
<p><a href="http://www.democraziakmzero.org/files/2012/03/ANALISI-DOCUMENTO-GOVERNO-28.03.12.pdf">ANALISI-DOCUMENTO-GOVERNO-28.03.12</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Arundhati Roy tra i maoisti</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Mar 2012 09:24:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>red</dc:creator>
				<category><![CDATA[Indignati e ribelli]]></category>

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		<description><![CDATA[di PIERLUIGI SULLO Rubrica &#8220;Democrazia km zero&#8221; pubblicata sul manifesto del 29 marzo 2012. Confesso la mia ignoranza: quando ho letto che due italiani, Claudio Colangeli e Paolo Bosusco, erano stati rapiti nello stato indiano dell&#8217;Orissa dai guerriglieri maoisti, o naxaliti, ho pensato a un gruppo sopravvissuto come un fossile di altre epoche, magari simile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.democraziakmzero.org/files/2012/03/naxal2.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-3787" src="http://www.democraziakmzero.org/files/2012/03/naxal2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>di PIERLUIGI SULLO</p>
<p>Rubrica &#8220;Democrazia km zero&#8221; pubblicata sul manifesto del 29 marzo 2012.</p>
<p>Confesso la mia ignoranza: quando ho letto che due italiani, Claudio Colangeli e Paolo Bosusco, erano stati rapiti nello stato indiano dell&#8217;Orissa dai guerriglieri maoisti, o naxaliti, ho pensato a un gruppo sopravvissuto come un fossile di altre epoche, magari simile ai Khmer rossi cambogiani. Colangeli è stato liberato e di Bosusco, valsusino e No Tav, si sa che sta bene. Probabilmente il rapimento, la trattativa per liberarli, forse (come dice il Corriere della sera citando l&#8217;antiterrorismo indiana) una disputa tra fazioni diverse del Partito comunista indiano (maoista), sono segmentidella complicata e lunghissima guerra nelle aree centrali del continente indiano.</p>
<p>Anzi lo sono di sicuro. Ma di che guerra si tratti non è affatto chiaro, stando alle poche informazioni che i media italiani forniscono. L&#8217;ultimo libro di Arundhati Roy, la scrittrice indiana che viene citata sempre per il suo magnifico romanzo &#8220;Il dio delle piccole cose&#8221; e che da molti anni conduce una campagna civile su quel che accade nel suo paese per mezzo di libri, reportage, conferenze, partecipazione ad eventi come il Forum sociale mondiale che si tenne a Mumbai diverso tempo fa, si chiama &#8220;In marcia con i ribelli&#8221; (Guanda) ed è in gran parte il racconto di come lei, Arundhati, ha trascorso del tempo nelle foreste dell&#8217;Orissa su cui lo stato indiano non riesce a esercitare potere, che invece è nelle mani dell&#8217;esercito maoista, delle milizie di villaggio e dei consigli popolari cheassicurano l&#8217;(auto)governano. Ed è una lettura sorprendente, oltre che affascinante.</p>
<p><a href="http://www.democraziakmzero.org/files/2012/03/roy.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-3788" src="http://www.democraziakmzero.org/files/2012/03/roy.jpeg" alt="" width="179" height="282" /></a>Noi immaginiamo l&#8217;India come un paese sì con una frattura, tra ricchi e poveri, enormema che &#8220;cresce&#8221; al ritmo del 6 o 7 per cento l&#8217;anno, quasi come la Cina, e che sta producendo il suo sforzo per modernizzarsi. Lo scenario che Arundhati Roy racconta, guardandolo dal fondo della foresta mentre cammina accanto a giovani donne e uomini armati di fucile, è infinitamente più drammatico. In particolare, il governo indiano ha offerto pre-concessioni minerarie (bauxite e molti altri minerali) a grandi imprese multinazionali. Nonostante la Costituzione indiana vieti lo sfruttamento delle &#8220;terre tribali&#8221; (gli adivasi, gli indigeni, sono circa cento milioni), le autorità stanno conducendo una guerra che comporta distruzione di villaggi, arresti arbitrari, uccisioni, stupri e deportazioni. Le cifre sono impressionanti. Così, il movimento naxalita, con la sua ideologia anchilosata e i suoi metodi militari spesso cinici, si è via via affiancato alla resistenza degli adivasi, espandendosi in tutta l&#8217;India centrale. Di forme di resistenza a questa &#8220;crescita&#8221; che è in verità una guerra contro i poveri, dice Arundhati, in India ve ne sono di moltissimi tipi, e forse, conclude, la capacità di ricacciare indietro, come pure è accaduto in qualche caso, lo &#8220;sviluppo&#8221; violento, viene proprio da questa pluralità.</p>
<p>Leggete questo libro, vi farà riflettere. Ad esempio quando cita la &#8220;lezione magistrale&#8221; ad Harvard di uno dei politici indiani più potenti, il quale afferma: «La democrazia &#8211; o meglio le istituzioni democratiche &#8211; &#8230; hanno in effetti reso più difficile la sfida dello sviluppo».</p>
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		<title>Altrocioccolato in Africa</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Mar 2012 09:11:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Choco Divo e Altrocioccolato vanno in Costa D’Avorio e promuovono una filiera diretta con l’Italia. La nuova edizione di Altrocioccolato 2012 è dedicata a questo angolo dell’Africa Occidentale Reti viarie carenti o sconnesse, mancanza di mezzi di trasporto merci di proprietà, poca sicurezza nel lavoro e mancanza di equo pagamento. Poche tutele per i contadini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a><img class="alignleft size-medium wp-image-3784" src="http://www.democraziakmzero.org/files/2012/03/cacao-300x186.jpg" alt="" width="300" height="186" /></a></p>
<p>Choco Divo e Altrocioccolato vanno in Costa D’Avorio e promuovono una filiera diretta con l’Italia. La nuova edizione di Altrocioccolato 2012 è dedicata a questo angolo dell’Africa Occidentale</p>
<p>Reti viarie carenti o sconnesse, mancanza di mezzi di trasporto merci di proprietà, poca sicurezza nel lavoro e mancanza di equo pagamento. Poche tutele per i contadini e i propri figli. Sono solo alcuni dei punti che rendono difficile la commercializzazione del cacao dalla Costa D’Avorio. Emersi dalla missione italiana di Altrocioccolato in Costa D’Avorio per valutare la costruzione di una filiera diretta del cacao tra questa realtà le filiera del commercio EquoSolidale italiano.</p>
<p>“L’obiettivo- ha spiegato Andrea Mecozzi, responsabile del progetto- è stato anche quello di riportare l’attenzione sulla Costa D’Avorio. Un’area ampiamente sfruttata che vive uno stato di povertà, pur essendo il primo produttore al mondo di cacao e pur avendo molti lavoratori specializzati in grado di produrre cacao eccellente. Paese che è stato ridotto sul lastrico dalle politiche del FMI e della Banca Mondiale a partire dal ‘93, le stesse politiche che oggi vengono ripresentate come salvifiche per la Grecia o per i paesi europei in difficoltà di debito. Per  questo abbiamo pensato alla promozione di una filiera diretta tra i due Paesi e scelto, per la nuova edizione di Altrocioccolato di trattare il problema che sta vivendo la Costa D’Avorio”.</p>
<p>La missione Choco Divo, partita lo scorso 15 marzo e conclusa in questi giorni, ha avuto l’obiettivo di creare un rapporto diretto tra i produttori del consorzio di cooperative G.Coo.P.A.Ci e il mercato Equosolidale Bio euro Mediterraneo. Il comitato,  composto da Francesco Castellini, presidente di Umbria EquoSolidale, Guillaume Toaly presidente della Consulta immigrazione di Perugia, Francesco Barcaccia presidente dell’Aps EquAzione di Marsciano, Leone Di Vita referente di progetto e Andrea Mecozzi coordinatore del progetto, per diversi giorni ha attraversato le vie interne di quell’angolo di Africa occidentale.</p>
<p>La prima tappa del viaggio è stata la visita alla cooperativa Ucak, parte del consorzio, sita a ridosso dei confini col Ghana a Ketesso. “Mai nessun bianco è venuto a vedere le nostre piantagioni” è questa la frase che la delegazione si è sentita indirizzare da parte di Amadou Traoré, presidente della cooperativa. La fotografia emersa dal viaggio è quella delle drammatiche condizioni in cui vivono i contadini che lavorano nelle piantagioni di cacao. “Case fatte di terra, manioca a pranzo e un pò di futù a cena (amalgama di banana e manioca)”. Le famiglie sono costrette a privarsi del cibo per darlo ai bambini e tentare di non farli lavorare nei campi. Ma la condizione di impraticabilità viaria, peggiorata negli ultimi 10 anni a causa della guerra civile, ha certamente aggravato la situazione, insieme alla carenza dei pochi servizi sanitari pubblici. Un elemento reso ancora più necessario se pensiamo alla nutrita presenza di serpenti nelle piantagioni di cacao che ne rendono difficoltoso il lavoro.</p>
<p>“Il nostro viaggio- spiega Mecozzi- ha visto molte tappe importanti. Una certamente è stata quella a Grand Bassam presso il centro di formazione professionale Abél del Gruppo Abele. Questo presidio, non solo si occupa di sostegno sociale, ma anche di formazione e avviamento al lavoro”. Il viaggio del Comitato italiano è proseguito per Divo. Dove c’è stato l’incontro con il vicepresidente del consorzio, Ms Zapka, promotore inoltre di una campagna per la tutela dell’infanzia sotto il controllo di una ONG svizzera. I bambini dei contadini, in Costa D’Avorio, non hanno la possibilità di ricevere una formazione extra-scolastica continuativa e per questo spesso sono costretti ad accompagnare i propri genitori in piantagione. L’obiettivo della Ong svizzera  è quellodi togliere i bambini dal campo e garantirgli una formazione qualificante per migliorare le condizioni di vita della propria comunità.</p>
<p>Il percorso del gruppo italiano ha proseguito verso il villaggio Lacodogou, per un incontro con i soci della cooperativa Caupro. “Abbiamo partecipato a un’assemblea pubblica- spiegano dal Comitato- e accolti  dai capi villaggio. Durante l’incontro si è parlato dei problemi dei contadini nella coltivazione del cacao. La mancanza del giusto prezzo blocca qualsiasi possibilità, per i piccoli produttori locali (le proprietà variano tra 2 e 7 ettari a testa), di potere acquistare materiale fitosanitario necessario a combattere le continue malattie delle piante. Lo stesso freno che viene posto per intraprendere il percorso verso la certificazione della coltivazione biologica. I pochi soldi guadagnati li spendono per i figli e non per le piante. I disservizi sono troppi. Ci sono i lampioni, ma senza luce elettrica, mancano gli impianti di pozzi per l’acqua. A questo proposito Castiglione del Lago, città che ospita Altrocioccolato 2012, avvierà a breve un progetto di cooperazione decentrata  per sostenere il villaggio di Lacodogou”.</p>
<p>L’ufficio stampa</p>
<p>Laura Galesi (3391030545)</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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