L’onda arancione di Genova
Dal manifesto di martedì 14 febbraio 2012.
«Siamo contro l’idea che si possa essere politici a vita. La politica è un servizio e deve avere una durata. Quando finisce, bisogna tornare serenamente alle nostre attività ed essere cittadini come gli altri»: è questa la novità di Marco Doria, vincitore delle primarie genovesi del centro-sinistra, secondo uno dei fautori del suo comitato. Pietro Iozia, psichiatra, una sola campagna elettorale nel 1972 come ironizza lui stesso – «quella per il manifesto in Sicilia con lo slogan ‘Valpreda libero, vota Manifesto’» – vive a Genova dal 1980. «L’unica cosa che ho capito è che in quattro mesi abbiamo saputo leggere una parte di Genova – commenta Iozia – Abbiamo trovato un sacco di gente nuova che non avevo mai visto all’opera. Molti non avevano mai sentito parlare di Doria. Abbiamo avuto una grande pazienza nello spiegare il senso della candidatura e nel dire che per noi c’è una concezione diversa di fare politica come servizio ai cittadini e alla città. Ora c’è un grande pronunciamento che va nel senso di un cambiamento e si colloca anche in una prospettiva nazionale: dalle città sta venendo un segnale importante per tutta la politica italiana. E’ una situazione di svolta che conferma gli esiti della precedente campagna amministrativa con le esperienze di Cagliari, Milano, Napoli. Insomma c’è quest’onda arancione che va avanti».
Su Twitter tutti cinguettano senza sosta, Facebook esulta. Centinaia passano dal point, altre migliaia chattano a distanza. Per questo Doria ha ramazzato oltre 11 mila voti su 21.500, con punte bulgare come il centro storico (709 voti su 1.012). Al point in salita Santa Caterina, un ammezzato dentro la libreria della comunità di San Benedetto, l’euforia si tocca con mano. Anche se tutti sanno che il bello viene ora. Prima ignorato dai media locali e nazionali, ora tutti lo vogliono. E intanto c’è da preparare le amministrative. Luigi Cornaglia è un altro dei deus ex-machina di questa campagna, si è occupato della rete e dei social network curando una buona fetta di comunicazione: «Siamo riusciti a raggiungere molti genovesi dai 50 anni in giù che frequentano la rete. Abbiamo integrato tutti gli strumenti 2.0 che ormai sono strumenti di comunicazione di massa ottenendo riscontri ottimi di partecipazione soprattutto su Facebook. Mentre le nostre ricerche suggerivano che i nostri sostenitori hanno un’età media più alta di Facebook, abbiamo incrociato molti 40-50enni che usano questo strumento quotidianamente. Solo su Twitter abbiamo 7 mila follower».
Le coalizioni si toccano con mano. Arriva Rifondazione col segretario provinciale Sergio Triglia che commenta «alle primarie non abbiamo partecipato perché le abbiamo definite una cambiale in bianco. Non tutti i candidati erano dello stesso valore e alcuni erano per noi indigeribili. Marco Doria ci piace e si è espresso contro la Gronda». Alle elezioni però un pezzo di Rifondazione, Sinistra critica, ha intenzione di appoggiare un candidato presentato da un gruppo di lavoratori. Intanto esultano quelli di Sel. Il portavoce in città, Simone Leoncini, dice che «una grande parte dei genovesi aveva voglia di cambiare, non un cambiamento di plastica, ma di contenuti e programmi» ed è certo che intorno a Doria si ricomporrà il centro-sinistra compresa la Federazione della sinistra su un programma che abbia più attenzione al mondo del lavoro, all’ambiente e ai bisogni sociali. «Sel non ha mai avuto la cifra delle poltrone degli assessorati – conclude Leoncini – cercheremo di fare in modo che Doria abbia una squadra capace di parlare alla gente e ai bisogni popolari, non teste d’uovo».
Il silenzio a piazza della Vittoria, dove c’è la sede del Pd, ieri era invece assordante. I segretari provinciale e regionale in mattinata erano irreperibili anche sui cellulari. I portavoce smentivano le voci di dimissioni. Ma nel pomeriggio è uscita la conferma: i vertici del Pd ligure sono azzerati. Si sono dimessi sia Lorenzo Basso che Victor Rasetto. Anche lì inizia una nuova pagina che forse risanerà la spaccatura dolomitica che si è creata nella campagna delle primarie tra chi appoggiava il sindaco uscente Marta Vincenzi e chi la senatrice Roberta Pinotti. Come e con chi entreranno in giunta è tutto da vedere.
Un commento di Antonio Bruno, consigliere comunale Prc a Genova
Novità a Genova. Le primarie del centro sinistra sono state vinte con una percentuale vicina al 50 per cento da Marco Doria, professore universitario sostenuto da Sel e da movimenti, in pima fila la Comunitò di San Benedetto al Porto di don Andrea Gallo. Ha sconfitto le due candidate del Pd: la sindaco uscente Marta Vincenzi (sostenuta anche da Idv) e la senatrice Roberta Pinotti. Certamente la dilaniante polemica tra le due candidate del Pd ha avuto la sua influenza sul voto, ma non c’e dubbio che la presenza di Marco Doria in città si è fatta via via sempre più incisiva e significativa.
Partendo da un generico ma generoso “voglio ascoltare”, “sono contro la casta”, il professor Doria, già consigliere comunale per il Pci dal 1990 al 1993 e figlio d’arte del famoso Giorgio, erede della più importante dinastia genovese, diseredato dal padre quando si era iscritto al Pci, ha caratterizzato le sue proposte con il No alla Gronda autostradale, la difesa dei beni comuni e dei ceti più deboli, un ciclo dei rifiuti non lasciato al business. Più timida la posizione no tav (terzo valico in Liguria).
Questo risultato riapre un po’ le prospettive politiche per un’alternativa di governo della città. Molto dipenderà dalla capacità dell’area alternativa – antagonista di fare proposte concrete, dalla sensibilità del candidato sindaco e, anche, dalla fortuna.




























0 Commenti
Puoi essere il primo a lasciare un commento.