Da Napoli in poi

 

di ANDREA MORNIROLI *

Non ho potuto partecipare, causa fastidiosa malattia,  al Forum sui beni comuni di sabato scorso a Napoli, ma mi sono fatto raccontare, ho letto resoconti e articoli, ho guardato un po’ della diretta sulla web tv. La percezione è che a Napoli sabato sia successo qualcosa di importante, che ha confermato l’interesse di chi, in città e in giro per l’Italia, nelle amministrazioni, nei  movimenti, nelle comunità resistenti, prova a costruire nel concreto pratiche e ipotesi alternative al liberismo.

Infatti, assumere come finalità del proprio fare politica la tutela  e la valorizzazione dei beni comuni; la disubbidienza alla dittatura dei mercati  e alle loro regole; il rifiuto di idee che propongono la privatizzazione e la mercificazione dei servizi e della conoscenza; l’affermazione della centralità della persona riconosciuta nuovamente, e in primis, come soggetto portatore di diritti, bisogni  e affetti; la proposta di un’idea di welfare come “bene comune” perché rivolto all’intera comunità; tutto questo significa non solo porsi al di fuori di qualsiasi ipotesi liberista, ma la necessità di avviare un processo di continuità con il Forum napoletano che per forme, modalità e alleanze sia chiaro nel affermare  distanza e alterità al modello economico oggi dominante.

Se sarà capace di mantenere una coerenza in tal senso la “rete dei comuni per i beni comuni” davvero può diventare uno spazio riconosciuto di appartenenza e impegno non solo per gli amministratori, ma anche per quella “moltitudine irrequieta”,  come la chiama Paul Hawken, che in questi anni in Italia ma non solo si è caratterizzata spesso come unico antidoto alla crisi di cultura e di civiltà che stiamo vivendo.

Una coerenza di finalità e orientamento che poi dovrà essere sostenuta anche dai metodi del “fare” e dalle modalità con cui si condivideranno decisioni, scelte e rappresentanze. Mai come dopo il berlusconismo, andato ben oltre Berlusconi e la sua destra cialtrona (si pensi solo alle resistenze bipartisan sulle modifiche alla legge elettorale), il metodo assume una rilevanza particolare non solo per rendere credibile un soggetto o un movimento ma anche per fare in modo che li e in quel luogo si possa recuperare un’idea di politica fatta di partecipazione, di trasparenza, di competenze ed attenzione etica.

Così come di particolare rilevanza, nella costruzione del percorso, è l’importanza che verrà data ad alcune questioni. Quella di genere, posta non nella parziale e riduttiva logica delle pari opportunità, ma come riflessione che si pone la finalità di superare le logiche di dominio che ancora e troppo caratterizzano le relazioni tra i generi e che da tale presupposto guarda alle modalità di relazione femminili come ambito da cui apprendere e sperimentare. Quella dell’intercultura e del passaggio tra una società cattiva dove al massimo si co-esiste ad una aperta, accogliente e centrata sulla convivenza e il reciproco rispetto tra le differenze. Quella della nonviolenza, della disobbedienza e del consenso come strumenti di confronto, vertenza e modalità di decisione.

Credo, ancora, che sabato l’amministrazione de Magistris essendosi assunta la responsabilità di promuovere l’iniziativa da subito debba, oltre le cose già fatte,  cercare di dare segnali di coerenza tra quello che si è affermato al Forum e le scelte amministrative a livello locale. Sapendo, come è ovvio, che su molti filoni si deve andare per gradi e che occorre fare i conti con la crisi economica in cui versa il comune, ma che nel contempo un’eccessiva distanza tra il “dire e il fare” non può che depotenziare la forza e la credibilità del progetto. Un primo, importante e fondamentale contesto di verifica sarà, ad esempio, la discussione e le scelte che verranno fatte nel nuovo bilancio comunale. O anche le scelte che verranno fatte su temi come la sicurezza e il welfare per altro strettamente connessi tra loro in un impianto amministrativo che pensa ad un giusto equilibrio tra politiche di inclusione, contrasto alla povertà e repressione dei fenomeni illegali.

In ultimo, sul tema della partecipazione penso che parallelamente alle consulte e alle assemblee del popolo, da un lato si debbano trovare forme concrete di cessione di sovranità nei confronti dei cittadini e d’altro lato vadano trovate le modalità per recuperare un legame fiduciario tra l’amministrazione è quella parte di città, quasi il 50%, che non ha partecipato all’ultimo voto e che in qualche modo ha ribadito la propria distanza e disaffezione non consentendo a Napoli di raggiungere il quorum al referendum sull’acqua.

Quella parte di città che per altro è spesso quella più debole e scoraggiata, attraversata da forme estreme di marginalità e conflitto, più a rischio di cadere nella collusione e coinvolgimento con forme di illegalità. Su questo credo che vadano riprese, approfondite, consolidate le parole di Lucarelli sulla democrazia di prossimità, ad iniziare dal considerare ogni presidio pubblico (servizi, scuole, uffici) come luogo in grado di affiancare al proprio specifico mandato, la finalità di costruire nuove forme di comunità, in cui ogni persona possa sentire lo spazio pubblico come proprio perché coinvolto nelle decisioni e nella sua gestione.

Credo, insomma, che da Napoli davvero possa partire un percorso nuovo che a livello locale, come sul piano nazionale, costruisca un luogo di politica altra, appetibile a tutti quelli che non si riconoscono nelle forme attuali del governo e della rappresentanza. Un luogo che deve essere libero dalle liturgie dei partiti del 900.  E penso che sia giusto, pur nel sacrosanto equilibrio con la coerenza e la concretezza, che in tale percorso ci si dia come finalità anche temi e questioni che oggi possono apparire come utopie. Ma d’altra parte, la politica di questi anni, pragmatica e priva di coraggio e fantasia ha dimostrato che senza utopia in fondo la politica  e solo gestione dell’esistente. Un esistente che non ci piace, perché cattivo con le persone e la natura, perché riduce tutto a merce, perché fa del profitto l’unico valore di riferimento.

* Cooperativa Dedalus, Napoli

 
 
 
 

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