Non è poco, non è tutto
Al Forum di Napoli non è stata annunciata la nascita di un nuovo soggetto politico, come molti di noi si aspettavano, ma certo è stato compiuto una passo importante in questa direzione. E’ emersa in modo abbastanza evidente la divergenza tra chi pensa a un “vecchio-nuovo” centrosinistra, composto dai vecchi partiti (Pd incluso), e chi invece si muove con sempre maggiore decisione verso un movimento “altro”, coalizzando le forze che si sono espresse nei referendum e nelle amministrative della passata primavera. De Magistris e Lucarelli hanno proposto un patto federativo a tutte le realtà comunali, alle associazioni e alle reti di movimento, si preaparano a nuovi Forum e ad una Festa dei Beni comuni da tenersi a Napoli alla Mostra d’Oltremare.
Quanto a Vendola, ormai parla per non dire e la retorica non basta sempre a nascondere l’indecisione: insistere a proporsi come candidato a primarie inesistenti di un centrosinistra fantomatico, oppure abbandonare le vecchie logiche partitiche e sostenere il nuovo movimento dei “comuni”? D’altra parte, né Lucarelli, né De Magistris hanno voluto creare una divisione irreversibile, chiudere ogni porta di dialogo: e probabilmente questo ha messo un po’ il freno al dibattito e alla discussione. Si percepiva, nella giornata del Forum dei comuni per i beni comuni, uno stato di sospensione, un attraversamento avviato ma ancora da compiere, i contrasti e i conflitti venivano smorzati e non dichiarati. Questa almeno è l’impressione che ho avuto io nei due tavoli a cui ho partecipato.
Alcune idee di fondo sono comunque emerse in modo non equivoco e costituiscono già un potenziale programma d’azione politica:
1) La critica della dittatura finanziaria e dello stato d’emergenza in cui troviamo, e in particolare dei vincoli che sarebbero imposti dal patto di stabilità ai comuni e dall’obbligo del pareggio di bilancio a livello nazionale. Questo sarebbe la vera leva politica di un abbattimento completo di una politica del “comune” e del pubblico, oltre che un’arma per scardinare nei fatti le autonomie dei territori e la concreta possibilità di gestire il proprio destino. Certo, Monti è “onesto” ed è uomo d’onore; e proprio per questo possiamo star certi che si propone di pugnalare in modo definitivo ogni alternativa al dominio finanziario.
2) Il patto federativo proposto da De Magistris muove nella direzione di un federalismo reale, aperto, che aggreghi in modo inclusivo le diverse coscienze di luogo; è cioè tutto il contrario di quel federalismo sfigurato in rivoluzione passiva e sostenuto dalla Lega, che propone invece segregazione, autosufficienza ed esclusione e si propone di dividere, non di unire. Finalmente il senso autentico della parola federalismo è stato restituito al dibattito politico.
3) E’ netta la percezione che lo Stato-nazione e le sue funzioni di mediazione siano in larga misura esaurite e sostituite da entità economiche sovranazionali. Ciò implica una crisi forse irreversibile delle vecchie forme di rappresentanza (a cominciare dal parlamento) e la necessità di ridefinirne le regole. Paul Ginsborg, tra gli altri, ha fatto una riflessione molto interessante sul rapporto nuovo che si deve stabilire tra il rappresentante e chi compie un atto di delega, in un’assemblea o un’elezione. In questo sito abbiamo spesso parlato della necessità di fondare le deleghe su un mandato imperativo e sul diritto di revoca degli elettori nei confronti degli eletti.
4) Il conflitto sociale è stato riportato al centro dell’attenzione: non a caso il momento più intenso dell’intero Forum è stato quando ha parlato un operaio della Fiom di Pomigiano. Il diritto al lavoro e il diritto del lavoro e la loro difesa fanno parte integrante del nuovo possibile soggetto politico.
5) Naturalmente il concetto di “bene comune” è la base portante di ogni altro discorso, sia che ci si riferisca a un nuovo rapporto con la terra e con la natura, sia che si pensi ai beni comuni immateriali, come la rete, il sapere, la cultura. A questo era dedicato il Forum, e di questo si è soprattutto discusso. Rispetto alla tradizione della sinistra, che non sempre ha compreso questo nesso, mi sembra che sia stato evidenziato il legame tra il diritto al lavoro, il rispetto dell’ambiente e i diritti di cittadinanza. Da questo punto di vista, credo che stia rinascendo – in modo non più ideologico – una critica radicale del capitalismo, almeno nella sua attuale versione iperspeculativa. Proprio per questo risulta abbastanza incomprensibile la nostalgia di un centrosinistra cha ha avuto non poche responsabilità negative negli anni passati e mai ha superato l’orizzonte di un neoliberismo appena moderato.
La nostra (della rete Democrazia chilometro zero) lettera di sostegno al Forum – pubblicata qualche giorno fa dal manifesto – mi sembra in sintonia con questi temi, anche se forse i tempi di realizzazione del nuovo movimento sono più lenti e difficili di quanto immaginassimo. Ci siamo, in un certo senso, sbilanciati in avanti. Ma penso che dobbiamo continuare a operare con continuità e con iniziative mirate perché – per quanto sta nelle nostre possibilità – il disegno intravisto ancora in modo incompleto a Napoli prenda una forma più determinata. Questo è stato il Forum del “possibile”: non è poco e non è tutto.




























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