La Spezia, vicino a Napoli
Con voto unanime la giunta del comune della Spezia ha approvato, su proposta dell’assessora alla partecipazione Simona Cossu, la delibera di adesione al Forum dei Comuni per i Beni Comuni, proposto dal sindaco partenopeo De Magistris. L’ultimo passo di un percorso lungo e difficile.
Alla Spezia chi dice beni comuni scrive anche Acam, una holding a capitale pubblico, mutogenesi dell’Azienda consortile acqua metano, che è divenutata multiutility: quasi 1000 lavoratori per gestire il ciclo dei rifiuti, la distribuzione del gas, e il servizio idrico integrato. 21 comuni spezzini affidano ad Acam i loro tubi, rubinetti e fogne in house providing, dalla proprietà pubblica al controllo analogo passando per la prevalenza dell’attività svolta con i comuni titolari del capitale societario. Ma sul destino di questa azienda pende un macigno di quasi 400 milioni di indebitamento e di un bilancio che da poche speranze di invertire la rotta con domanda ed offerta.
Il passaggio dall’obsoleto consorzio all’avveniristica SpA avvenne tra i tintinnii dei calici dei convertiti al dogma del mercato, passando dall’economia di Stato alle liberalizzazioni in un batter d’ali. Tuttavia è bastato poco per sentir il fischiare del vento dei mercati e l’infuriare della bufera dei debiti: i canti di Resistenza che oggi passano l’Atlantico riecheggiano nelle terre dove i partigiani, oltre la linea gotica, li cantarono ancor prima degli indignati.
In regime di monopolio naturale la libera volpe fa razzia nel libero pollaio ed Acam si avvita in un’inesorabile una spirale debitoria con lo stesso cliché di altre scale di grandezza. Le soluzioni proposte sono da accanimento terapeutico e l’antesignano di Monti in salsa spezzina, l’a.d. Ivan Strozzi, ex Iride SpA (oggi Iren), mesi prima del governo bocconiano, intraprende diete dimagranti che non garantiscono pareggi di bilancio, invocati invano con tagli incompatibili con l’andamento dei tassi ed interessi che accumulano nuovo debito senza fine, senza uno straccio di prospettiva che valorizzi l’azienda ma poche linee guida che la renda appetibile al primo acquirente.
Pesano oneri finanziari, investimenti avventati condotti da manager resi onnipotenti: follie come swap, gestioni clientelari, funzioni di ammortizzazione sociale oltre ogni sostenibilità, project financing con istituti di credito che detengono la parte più consistente del debito. Tutto ciò non fa che riproporre localmente le dinamiche globali. Gli strumenti del consenso impongono all’opinione pubblica la fusione per incorporazione con HERA, il gigante romagnolo, come una luce in fondo al tunnel. Quella che vuol passare come via d’uscita sembra da subito un treno contromano, condotto dagli appetiti di chi intende mercificare i beni comuni, tra ipotesi di incenerire i rifiuti nella locale centrale Enel, aumenti delle tariffe ed una vera macelleria sociale a spese dei lavoratori.
Contrastare quella scelta significò far i conti con la solitudine di chi pensa ancora che la natura sia la fonte dei valori d’uso altrettanto quanto il lavoro, ritenendo insensata la svendita di un bene comune ad una società quotata in Borsa, con soci azionisti banche o fondi d’investimento con sede in paradisi fiscali. Una battaglia sostenuta su ogni atto, delibera o ordine del giorno, chiedendo la salvaguardia della dimensione pubblica della gestione del ciclo idrico attraverso valutazioni giuridiche ed economiche alternative, proponendo la modifica degli Statuti comunali in cui inserire il principio che l’acqua è un bene sul quale nessuno possa far valere logiche di profitto, fino all’adesione del comune della Spezia a Rifiuti Zero, ribadendo la contrarietà all’incenerimento.
Poi venne il 13 giugno 2011, e quei 26 milioni di italiani che votarono perché i servizi pubblici non venissero privatizzati. Quel voto diede forza e la mattina del 28 novembre 2011, l’assessora spezzina Simona Cossu, fino a pochi mesi prima capogruppo di Rifondazione comunista nel consiglio comunale capoluogo e protagonista in quell’assise di quelle battaglie, con voce commossa commenta l’esito della riunione di giunta: “abbiamo ottenuto l’azienda pubblica per l’acqua!”.
Chi sostenne la privatizzazione è evaporato come le quote azionarie delle multiutility. Mentre i brindisi si fanno con l’acqua del Sindaco, c’è già un’altra sfida, quella di ripartire dall’ABC di Napoli per strutturare un’azienda speciale che consorzi i 21 comuni spezzini, sconfiggendo e sbugiardando ulteriormente chi nei mesi scorsi stigmatizzò la difendeva i beni comuni come demagogia e irresponsabilità, ed utilizzando il ricatto occupazionale pur di avallare acriticamente ogni ipotesi.
La nostra utopia rimane la demercificazione dell’acqua, la sostenibilità del ciclo dei rifiuti e la garanzia che i lavoratori di un’azienda non siano triturati dalle oscillazioni della finanza, in altri termini la difesa di tutti i beni comuni, materiale ed immateriali. Così La Spezia si prepara a far rete, con chi ha la consapevolezza politica che dall’acqua al suolo, passando per il lavoro, si debba strutturare un paradigma capace di sintetizzare una nuova idea di politica e soprattutto un modello economico sostenibile economicamente, socialmente ed ambientalmente e sostenuto nuove forme di Democrazia diretta e partecipativa, per il buon vivere. Siamo all’inizio.
* Responsabile Beni Comuni, Ambiente e Democrazia partecipativa del Prc di La Spezia




























8 Commenti
ma di quale spezia stai parlando?
spezia farebbe rete sui beni comuni? ah ah!!!!!!
e il bene comune salute? comune esemplare spezia sul tema amianto e carbone! ah ah! sull’acqua forse, visto che acam è decotta e non gliela compra nessuno, allora il comune diventa virtuoso per necessità, cioè riaddossa ai cittadini il debito contratto da manager privati… bello eh? e complimenti anche a chi trasforma l’ennesima fregatura in un passo avanti della democrazia a km0…. luca
si può essere d’accordo o no sul giudizio di certe amministrazioni. da spezzino penso che la descrizione della situazione sia esemplare.
non mi pare che questo articolo dica che tutto va bene, anzi.
in questa città, come in tante altre immagino, è più facile dire ciò che ci schifa. le cose positive o le buone azioni le ridicolizziamo. forse è il caso di cambiare atteggiamento?
Ciao william
complimenti per l’articolo, rende bene anche la visione politica complessiva in cui anche io mi identifico.
Purtroppo mi pare che si siano persi anni preziosi, a LaSpezia come a Levanto, dove abito, sopratutto in termini di raccolta differenziata, ad oggi, non siamo ancora in grado di mutare in valore ciò che è rifiuto, e amministrazioni che purtroppo abbiamo sostenuto per anni non hanno praticato questo percorso, che è pure difficile ma necessario, in altri paesi europei e non, ci sono riusciti, con uomini e donne capaci e con una visione di insieme chiara.
Quindi bene l’adesione al forum sui beni comuni, ma nello stesso tempo bisogna essere più pragmatici e spronare le amministrazioni a cambiare nettamente passo e rotta.
fraterni saluti.
Come si fa a dire simili idiozie?? Ci volevi tu a dire che spezia non è il paradiso?? bella scoperta, grande!
qui si sta dicendo soltanto che grazie a una grande azione politica di una e una sola forza politica (il Prc che piaccia o no) si è ottenuto una cosa impensabile: prima rifiuti zero -prima ancora di napoli, spezia primo capoluogo italiano-, poi l’avvio alla pubblicizzazione di acam dopo la vittoria referendaria (prc primo e unico a dire una cosa similie all’indomani del voto e tutti a prendere rifondazione per matti)
so che a qualcuno rode, ma è grazie alla capogruppo cossu, al consigliere bucchioni, e alla linea politica di Rifondazione spezzina che ora spezia è al forum dei beni comuni, quando ci andrà qualcun altro fatemelo sapere!
ps: ma i comitati che gioco fanno?? forse quello del padrone??
Ciao William come al solito le tue riflessioni sono scritte con il cuore, devo dire che giuste o sbagliate (non per me) che siano inducono sempre a fermarsi un attimo e a pensare che forse uno spiraglio si aprirà. Dal mio punto di vista ritengo che prima o poi il tritatutto che è l’attuale economia troverà un inceppo nell’ingranaggio e inevitabilmente si dovrà fermare cercando di capire cosa sta succedendo. Ti auguro un buon fine settimana.
Oriella
Non può essere un paradiso la nostra città quando da 60 anni hanno fatto costantemente scelte sbagliate Abbiamo un golfo splendido e l’unica cosa che abbiamo saputo fare è mettere Enel,Metanodotto e porto.Ora mancava solo lo water front e una cementificazione selvaggia.
Cosa dire abbiamo il governo cittadino che abbiamo messo a governarci,come lamentarci ora?
Innanzitutto vorrei ringrazia tutti voi che avete avuto la pazienza di leggere e di scrivere un vostro commento. Solo così penso si possa procedere nel migliorarsi, tutti insieme.
Il mio intento è stato quello di raccontare un percorso che ho vissuto, portando avanti una battaglia in cui credo. Non mi sono mai sognato di dire che alla Spezia abbiamo vinto. Alla Spezia si è messo in moto un percorso, fatto di piccoli passi. E sono assolutamente convinto che i piccoli passi sono proporzionali al livello di conflittualità e di separazione che c’è, in una città così piccola, tra la società civile.
Non nascondo la mia meraviglia nel vedere giudizi negativi dell’adesione del comune capoluogo al Forum dei beni comuni. E’ un fatto di un’importanza straordinaria, perché La Spezia ha partecipato a Napoli come città, non come singolo individuo. Ed ora è impegnata a stare nel “patto” che è costituito a Napoli, in alternativa ci saranno assunzioni di responsabilità precise.
Nei prossimi mesi vivremo alla Spezia passaggi cruciali per questa battaglia. Il mio auspicio è che ci sia coesione sui risultati da ottenere. Da qualche parte lessi una volta: uniti siamo tutto, divisi siam canaglia.
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