Monti in Libia: e i migranti?

 

UN APPELLO A MONTI sul destino dei migranti che attraversano la Libia.

In vista dell’imminente incontro tra il governo italiano e quello libico, ci rivolgiamo al Prof. Mario Monti, al Dott. Giulio Terzi di Sant’Agata, alla Dott.ssa Anna Maria Cancellieri ed al Prof. Andrea Riccardi, con l’auspicio che già a partire dal 21 gennaio p.v. venga dato un chiaro ed inequivocabile segnale di discontinuità rispetto alle politiche finora adottate dall’Italia in materia di immigrazione. Quelle politiche, com’è noto, hanno toccato il culmine dell’ignominia con gli accordi Italia-Libia, dando il via alla pratica di respingimento delle imbarcazioni, attuata dal governo italiano dal maggio 2009 senza tenere in alcun modo conto delle testimonianze di gravi violazioni e violenze subite dai migranti in Libia.

L’auspicio è che venga finalmente fatta chiarezza sulla netta distinzione tra accoglienza e politiche di gestione dell’immigrazione. Quali che siano le scelte politiche in tema di gestione dell’immigrazione, va affermato che l’obbligo di salvare le vite umane, l’indefettibilità del soccorso in mare, il rispetto dei diritti umani, il dovere di accogliere dignitosamente le persone, non devono più essere messi in discussione.

Tanto più questo deve essere ribadito nei confronti di quanti arrivano dal mare. I dati dimostrano innegabilmente che la stragrande maggioranza dei migranti approdati sulle coste italiane provengono da Paesi in guerra, fuggono da persecuzioni o da regimi dittatoriali, sono stati vittime di violenze. Sono richiedenti asilo. Pochissimi sono in percentuale i migranti cosiddetti economici che giungono in Italia e in Europa attraversando il Mediterraneo.

Riteniamo che chiunque giunga sul suolo europeo debba avere riconosciuto il sacrosanto diritto di vedere esaminata la propria situazione individuale, in un contesto dignitoso e in tempi rapidi, così come stabiliscono le convenzioni internazionali e la nostra Costituzione.

Rimpatri collettivi e deportazioni di massa non sono compatibili non solo con il regime normativo dei Paesi democratici, ma anche con il più elementare principio di civiltà. Così come la detenzione e i lunghissimi tempi di attesa vissuti nell’inazione e nell’incertezza sono da stigmatizzare come inaccettabili violazioni dei diritti umani, perpetrate anche nei confronti di donne e minori non accompagnati, di cui finora l’Italia si è resa responsabile in nome della difesa da una fantomatica invasione.

Chiediamo pertanto che questo primo incontro sia solo un primo decisivo passo per chiudere con un vergognoso passato e l’inizio di un nuovo modo di affrontare le migrazioni nel pieno rispetto di qualsiasi essere umano.

Chiediamo che non vengano mai più conclusi accordi bilaterali per sostenere finanziariamente e tecnicamente la Libia nel “controllo dei flussi di immigrazione clandestina”, così come è stato fatto dal Governo italiano sin dal 2004, rendendosi complice delle violenze inflitte a migliaia di esseri umani arrestati e deportati dalla polizia libica, al fine di fermarne l’emigrazione verso l’Europa.

Siamo convinti che la restaurazione e la difesa dei valori inalienabili – di cui in questi ultimi anni si è fatto commercio in nome di una bieca propaganda politica – primo fra tutti il rispetto delle vite umane sia, oltre che un dovere etico, anche l’arma più efficace per fronteggiare la deriva razzista di cui sono triste testimonianza nel nostro Paese i fatti di violenza nei confronti di immigrati.

Così come crediamo che l’introduzione del reato di immigrazione irregolare, la sostanziale trasformazione dei centri di accoglienza in prigioni, il vergognoso trattamento riservato ai migranti a Lampedusa durante i mesi di febbraio e marzo del 2011, la recente dichiarazione dell’isola di Lampedusa come “luogo non sicuro” ai soli fini del soccorso ai migranti, il mancato riconoscimento della cittadinanza ai bambini stranieri nati in Italia, siano l’humus su cui far proliferare l’intolleranza, la paura e la violenza nei confronti degli immigrati. Un’Italia migliore si comincia a costruire riaffermando la centralità dei diritti umani, la difesa dei più deboli, un nuovo modo di concepire e praticare l’accoglienza e la solidarietà verso le persone in fuga dai propri Paesi.

Primi firmatari

Circolo Legambiente Lampedusa
, Legambiente Nazionale e l’Archivio memorie Migranti Roma, Rete Comuni Solidali

Per adesioni scrivere a lampedusa@legambienteriserve.it

 

 
 
 
 

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