I giornali di sinistra

 

di PIERLUIGI SULLO

 

Nell’ottobre del 2008 – data poi non molto remota – i “tre giornali della sinistra”, ossia il manifesto, Liberazione e Carta, convocarono una manifestazione, a Roma, cui parteciparono, si disse, un milione di persone. Magari erano mezzo milione, ma comunque un’enormità. Si trattava di un estremo tentativo di rivitalizzare la partecipazione al governo di quella che all’epoca si chiamava “sinistra radicale”. Di fronte a una marea di bandiere rosse parlarono, oltre a Pietro Ingrao, i tre direttori, Gabriele Polo, Piero Sansonetti e chi scrive. Non servì a niente, la “sinistra radicale” si era impantanata dentro quel che adesso Fausto Bertinotti definisce “il recinto”. Probabilmente, lo sbaglio fu commesso in partenza, quando i partiti di sinistra decisero che “i movimenti” da soli non erano in grado di cambiare nulla e che si trattava appunto di impugnare qualche leva del governo. Prodi subito dopo cadde (grazie a Mastella, pensa un po’) e le sinistre riunite ottennero zero parlamentari alle elezioni successive.

Rievoco questa poco gloriosa pagina per ricordare a me stesso, prima di tutto, quale fosse il ruolo, il peso, che la stampa di sinistra o “di movimento”, e specialmente il manifesto, riusciva ad avere, anzi era spinta ad avere: inutile ricordare il mitico 25 aprile del ’94, quando una sinistra tramortita dalla prima vittoria di Berlusconi trovò l’occasione di risorgere dalle sue ceneri grazie a una manifestazione convocata dal “quotidiano comunista”.

Ma ora? Carta ha cessato di esistere, in quanto settimanale, da più di un anno: era il più fragile. L’editore di Liberazione ha deciso di interrompere le pubblicazioni dal primo gennaio. E il manifesto, come leggiamo quasi ogni giorno, non sta affatto bene. Dunque la domanda che uno come me, giornalista “irregolare” per tutta la vita, si pone è: oltre alle aggressioni alle provvidenza pubbliche all’editoria cooperativa o di idee, oltre alla crisi generale della carta stampata che arretra combattendo (poco e male) di fronte al dilagare di internet, oltre alla crisi economica che svuota le tasche dei lettori, oltre a tutto questo non è per caso avvenuto un cambiamento radicale, tale da svuotare di senso, più precisamente di attualità sociale e culturale, la sinistra e i suoi giornali? Qualcosa del genere dovrebbe suggerire il fatto che uno dei pochi cambiamenti che si sono ottenuti, con i referendum su acqua e nucleare, lo si deve a una miriade di comitati cittadini; o ancora il fatto che le vittorie di Pisapia e De Magistris si devono a fenomeni avvenuti a fianco o anche contro i partiti. Lezioni inutili, a giudicare dalle reazioni della ex sinistra radicale alla candidatura di Sandro Medici alle primarie romane (come ha riferito sul manifesto Carlo Lania).

Ecco, messi alle strette dalla fine di un’epoca, i giornalisti “irregolari” sbaglierebbero di grosso se tentassero di ricominciare nello stesso modo. Perché non c’è dubbio che di una informazione indipendente, sociale, anti-liberista (chiamatela come vi pare) vi è oggi ancora più bisogno che ieri, ed è però altrettanto sicuro che ci si deve inventare qualcosa di tanto innovativo quanto fu il manifesto alla sua nascita. Spero ci sarà occasione di discuterne.


 

 
 
 
 

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