So che mi mancherà

 

di ANNA PIZZO

Una nota di Anna Pizzo, dopo le dimissioni di Berlusconi. I commenti di Sergio Sinigaglia, Mary Pazzi e Ornella De Zordo, amici di DKm0.

So che mi mancherà. Mi mancherà la sua occupazione permanente della scena pubblica e privata che il mondo non ci invidiava ma che di certo non riusciva a ignorare, e che, di riflesso, colpiva anche me.

Non c’è stato paese al mondo (di quelli in cui sono stata per turismo o per lavoro o per attività politica negli ultimi diciassette anni) in cui prima o poi qualcuno non mi chiedesse notizie di Berlusconi, non appena capiva che ero italiana. Da Porto Alegre al Mali, da Dakar al Sudafrica, al Messico, alla Russia e non so dove altro, con l’immancabile sorrisetto qualcuno chiedeva conto delle imprese dell’uomo: domande imbarazzanti (per me) sul bunga bunga, sulle tarde prodezze amorose, sulle gaffe e le barzellette e insomma su quell’armamentario di piccole e grandi mostruosità che ha sorretto l’impalcatura del suo sistema politico, finanziario, culturale e sociale, dentro il cui brodo ha ribollito questo paese per diciassette anni. Dipendeva di certo dall’irresistibile attrazione di guardare i “potenti” dal buco della serratura ma è stata anche, quella di Berlusconi, un’incarnazione (a modo suo) del famoso “sogno americano”, quello di chi si fa da sé e poi magari diventa anche un maniaco, schifoso, arrogante, liberista e corruttore ma su cui comunque alla fine il sistema vince sempre.

Ecco: Berlusconi è stato l’irresistibile eccezione che confermava la regola secondo cui il sistema, tutto sommato, è sano. Ecco perché il cavaliere è caduto, perché era falsa la premessa e questo sistema, di cui lui è stato tra i maggiori interpreti, è marcio.

Ma non è la sola ragione per la quale il cavaliere mi mancherà. Ce ne sono molte altre.

Silvio Berlusconi è stato il soggetto e l’oggetto più decisivo nella storia rapida e inesorabile del processo di spettacolarizzazione della politica. Oggetto, perché egli stesso artefice di politiche corrotte e di comportamenti squallidi; e soggetto, perché è dalle sue reti e dai suoi giornali che ha preso il via quel circo Barnum del “tutto fa spettacolo” da cui, credo, non torneremo più indietro. E ora che non ci sveglieremo più al mattino col suo faccione liftato sulle prime pagine dei giornali, ora che delle sue prodezze amorose si leggerà – si spera – solo sulla (sua) stampa “specializzata”, ora che il berlusconismo e l’antiberlusconismo si stanno avviando esausti sul viale del tramonto, da cosa (o da chi?) verranno sostituiti? Francamente, questa domanda mi fa paura.

E poi c’è il Berlusconi “garantista”, che vuole che la giustizia (che in questo paese non funziona) funzioni come una delle sue aziende e cioè sotto padrone.

E c’è il Berlusconi “economista”, che da tre anni continua a negare l’esistenza di una crisi finanziaria lacerante e senza ritorno affermando candidamente che sono i ristoranti sempre pieni la prova del nove della tenuta dell’Italia.

E c’è stato il Berlusconi che a Genova nel 2001 ha stroncato la vita di Carlo (ma lì c’era anche Fini).

Campassi cent’anni, credo che non mi capiterà più di “convivere” per diciassette anni con una simile forza della natura che al suo passaggio tutto ha distrutto – cultura, dignità, conquiste sociali e diritti individuali, fino alla vita stessa delle persone – ed è per questo che mi convinco che da oggi si aprirà un vuoto, in questo paese. Che né le tonanti parole – nell’aula di Montecitorio – del Pd, né le abilità di un presidente della repubblica che ha deciso di rispolverare, per l’occasione, le sue radici, quanto a stile, né le minacce di un’Europa più spaventata che convinta riusciranno a colmare.

E poi, mentre tutto viene travolto dalle grida di “buffone buffone” fuori dai palazzi che stanno mettendo in scena il “sic transit gloria mundi”, in pochi si accorgono che è in corso un trauma storico di proporzioni gigantesche. Non so se chiamarlo, come qualcuno ama fare, triste ingresso in una qualche “terza repubblica” o, più tragicamente, fine della democrazia ma, mentre sulle televisioni scorrono le immagini di cittadini incazzati che ricordano vagamente delle “tricoteuses” plaudenti per la caduta del dittatore, mi sono venute in mente le piazze Tahrir di metà dei paesi arabi e gli Indignados spagnoli e le molte Occupy degli Stati uniti. Ma poi Enrico Mentana, tg de La7, ha illustrato il calendario della nostra unica via di salvezza, che culminerà lunedì mattina alle 8,30, quando Monti dovrebbe giurare “prima che aprano i mercati”, mentre da Fabio Fazio il direttore del Corriere della Sera, De Bortoli, diceva tutto serio che “le democrazie non sembrano in grado di affrontare la globalizzazione”, e la Cina invece sì. Così, nonostante la caduta del Puzzone, mi si sono inumiditi gli occhi.

Tutti pazzi per Mario

di SERGIO SINIGAGLIA

“C’è un quadro di Klee che s’intitola ‘Angelus Novus’. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, al bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta. ” (Tesi di filosofia della storia).

Mi spiace scomodare questa nota e affascinante citazione di un grande come Walter Benjamin per le miserie di casa nostra e, più in generale, di questo povero mondo. Ma anche noi stiamo vivendo da tempo una catastrofe, ambientale, sociale, culturale, politica. Una tempesta che sta accumulando rovine. Da noi il disastro è ancora più evidente. E ha contaminato anche persone che reputiamo, giustamente vicine a noi. Il berlusconismo ha prodotto queste macerie e di pari passo le ha prodotte anche l’antiberlusconismo. In questi ultimi anni più volte anche nel nostro ambito abbiamo evidenziato come l’opposizione all’orrendo regime del Cavaliere abbia coinvolto personaggi per lo meno ambigui, espressione di pulsioni autoritarie, di un filone culturale reazionario, retrivo, forcaiolo. Ma in queste ore sentendo, sconcertato, commenti di chi, riconducibile ad un’area sociale e politica vicina a quella dei movimenti, sottolinea come l’importante è essersi liberati da Lui e “ben venga anche Monti perché peggio non può capitarci”, ho capito ancora di più i guasti di questi 20 anni. L’aver ricondotto tutti i parametri del nostro agire, alla ingombrante figura del Grande Clown, ha gradualmente fatto passare in secondo piano aspetti essenziali. In primis la dittatura della finanza in cui siamo immersi e che gli eventi degli ultimi mesi hanno evidenziato in modo esemplare. Ergere un signore espressione del potere finanziario mondiale non dico a salvatore della patria, ma a figura che può innescare una inversione di tendenza e pensare che “soffiandogli il fiato sul collo”, come è stato scritto in una lettera a il manifesto, si possa sperare di spostare i rapporti di forza, è sintomo di una “malattia diffusa”. “Da oggi siamo tutti un po’ più liberi”, ha sciaguratamente intitolato il quotidiano dell’antiberlusconismo da manette che tanto piace a certo popolo della sinistra. A me sembra invece evidente che stiamo passando da una fase dove l’impresa si metteva a capo dell’esecutivo, e il modello Berlusconi ha fatto proseliti anche in altre parti del pianeta, ad un’altra dove è direttamente il mondo della finanza, in Grecia come in Italia, a rompere gli indugi e impossessarsi, uscendo dalle quinte, delle leve del comando di governo. Eppure in tanti guardano ingenuamente fiduciosi al nuovo “governo dei tecnici” perché l’importante è che non ci sia più Lui.

Probabilmente i prossimi giorni il programma del Senatore a vita Mario Monti toglierà qualunque illusione. Già le dichiarazioni di queste ore sui “necessari sacrifici” anticipa la macelleria sociale che si vorrà mettere in atto. E così anche chi si è illuso dovrà fare i conti con la triste realtà. Ma ciò che è accaduto non dovrà essere rimosso, perché ci dimostra quanta strada bisogna fare perché la triste eredità di un terribile ventennio lasci gradualmente spazio a quella “altra politica” sempre più necessaria e le cui tracce si possono vedere nelle piazze di tutto il mondo.

Il Mercato caccia il Mercato

di MARY PAZZI

bello il contributo di Anna. L’ho fatto girare. Certo le categorie di analisi abituali non sembrano essere così utili, una situazione paradossale in cui il Mercato caccia il Mercato, in cui la fine di una politica di sola comunicazione viene sancita e contemporaneamente negata con un videomessaggio, in cui tutti i tempi sembrano contrarsi. Impossibile infatti per me far convivere, in tempi così stretti, le immagini degli insulti e quelle della festa dell’altra sera con l’appello accorato e minaccioso del video di oggi… aspettiamo .

Non mi va di festeggiare

di ORNELLA DE ZORDO

Mi è piaciuto il pezzo di Anna, lo sto mandando in giro nelle liste. Sto seguendo i commenti e le varie reazioni anche su Facebook. Quanto a me, posso dire che ci hanno rovinato anche il gusto di esserci liberati di Berlusconi? Perché è così che io mi sento da due giorni, da quando cioè erano chiare le sue dimissioni e si era fatto il nome di Monti. Nessun brindisi, neppure con un prosecchino da due soldi. Solo una gran rabbia per quello che abbiamo ingoiato in questi anni (tanti!) e per quello che verrà.
Perché è evidente che siamo passati da una destra mafiosa e fascista e impresentabile a una destra tecnocrate e seriosa che sancisce in modo più esplicito l’assoluta priorità della finanza sulle scelte di vita delle persone, comprese quelle elettorali. No, non mi va di festeggiare.
La beffa che si aggiunge al danno è che l’unica opposizione in Italia sarà fatta dalla Lega, mentre i benpensanti che si ritengono progressisti si stanno già sgolando a lodare la serietà e presentabilità di Monti.
Certo, Monti la domenica mattina va a messa (lo abbiamo visto anche oggi) e non tira tardi la sera con le minorenni, ma ci dobbiamo rallegrare di questo?  Le abitudini private del Caimano non erano che il risvolto più schifoso di un potere veteromaschilista provinciale e macchiettistico che era ormai fuori dal tempo presente… e infatti il presente dei mercati e della Bce lo ha fatto saltare. Dobbiamo essere felici di essere entrati nella politica liberista affidabile e seriosa del terzo millennio?
Chi rappresenterà un’altra idea di politica nel parterre della politica nostrana? Mi sembra, per ora, che il vuoto a sinistra, di cui si è spesso parlato, si vada facendo gigantesco… continuiamo a ragionare, tra noi e con gli altri che riteniamo nostri interlocutori, e soprattutto non smettiamo di batterci per la difesa dei diritti dei più deboli, per il lavoro, per i beni comuni, per un’altra economia che i movimenti altermondialisti già alla fine degli anni novanta hanno proposto inascoltati; questi gli obbiettivi che risaltano nell’opacità del nostro  presente.
E ciascuno/a di noi si impegni in prima persona insieme a quel 99% che in tutto il mondo occidentale sta indicando altre vie di reazione e di lotta rispetto al passato. Saremo abbastanza aperti da saperle apprezzare, ascoltare, sostenere? Sapremo ripartire da una democrazia davvero a km zero? Per ora ho solo domande.

 

 
 
 
 

1 Commenti

 
  1. tiziano cardosi scrive:

    Bell’articolo.
    A me non si sono inumiditi gli occhi perché ho cercato da tempo antidoti: mi sono imposto dal 2006 (anno di insediamento del governo Prodi che per me è stata la vera fine) di rassegnarmi ad un disastro senza ammortizzatori.
    Berlusconi non è caduto per opposizione popolare o politica, ma per una specie di golpe che ha la testa a Francoforte o a New York.
    Di fatto la fine del Berluska non è rinascita di alcuna sinistra. Sel ha già benedetto Monti, la Federazione comunista si cincischia con problemi identitari e comunque non può sopravvivere lontano del PD. La prossima opposizione pare essere solo la Lega.
    Speriamo nell’imponderabile, perché quel che pondero è disastroso.

 

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