Val di Susa: Signori, in Carroccio!
di Claudio Giorno
Diritto alla salute solo in cambio di cantieri insalubri. Nei prossimi giorni qualche troupe Rai tornerà a frequentare il territorio, forse per anticipare la notizia, come si usa fare oggi: arrivare sul campo di battaglia prima che questa – se mai ci sarà – abbia inizio. Ma intanto questo lembo di nordovest che ci separa dalla repubblica della rinnovata force de frappe resta teatro di ogni genere di esperimento dei dottorstranamore della politica votata agli affari…loro.
Dopo la proposta indecente dello scorso anno del Pd torinese al Pdl di inventarsi una lista unica per il governo locale delle valli di Susa e Sangone, per realizzare il Tav (naufragata miseramente grazie all’orgoglio di sindaci e amministratori locali iscritti al partito di Bersani che diedero vita a una lista con Liste civiche e No tav che vinse a mani basse le elezioni di novembre), l’ultima trovata è della destra appena subentrata nel governo del Piemonte: il governatore leghista Cota, si appresta a varare una riforma sanitaria che dovrebbe far fronte alla voragine aperta dal suo predecessore forzista Ghigo e ampliata dalla democratica Bresso: destinata a cancellare («coerentemente» col decentramento voluto dal Carroccio) tutti i piccoli ospedali e in particolare quelli delle vallate alpine. Ma stretto nell’angolo dalle severe critiche del partitodemocratico sabaudo sul mancato finanziamento della grandeopera da parte del governo centrale ha avuto un’idea geniale per guadagnare punti agli occhi dei «committenti elettorali»: promettere ai valsusini che il reparto di chirurgia (per adesso) e tutto il nosocomio potrebbero venire generosamente risparmiati dalla mannaia…se si apriranno i cantieri della Torino-Lione! (sic!). I medici e i sanitari di valle, che a seguito della presentazione del nuovo progetto voluto dal commissario di governo per superare la ribellione popolare del l 2005 avevano appena sottoscritto un manifesto di serie e motivate preoccupazioni (che ha raccolto ancora più adesioni di quello relativo al vecchio progetto!) hanno subito inviato una lettera aperta ai giornali locali che mi sembra interessante e corretto riportare di seguito integralmente anche su DKm0:
Nelle scorse settimane abbiamo appreso, con viva preoccupazione, della possibile chiusura del reparto di chirurgia dell’ospedale di Susa. Un “taglio” che si inserisce nel quadro di un più generale ridimensionamento della sanità piemontese, soprattutto a carico delle piccole strutture decentrate. La perdita di un servizio come quello della chirurgia sarebbe un grave colpo per l’assistenza sanitaria dell’alta e della media valle, e, noi crediamo, potrebbe mettere in serio pericolo l’esistenza stessa della struttura ospedaliera. E’ possibile che, soprattutto in tempi di carenza di risorse, si verifichi la necessità di riorganizzare l’assistenza, anche ricorrendo, se necessario, a dolorosi tagli, ma una tale ristrutturazione va comunque condotta seguendo dei criteri di tipo sanitario e socio-assistenziale, avendo come fine primario quello di fornire l’assistenza migliore, tenuto conto delle risorse disponibili. A definire l’assistenza migliore dovrebbero concorrere diversi parametri, tra i quali deve trovare posto anche quello della distanza delle strutture sanitarie. Senza entrare ulteriormente nell’analisi di queste scelte, vorremmo solo far notare come sia problematico oggi reperire fondi per il funzionamento della sanità, così come per la scuola, e non lo sia per altre voci di spesa, come le forze armate. Nei giorni scorsi è poi giunta la notizia del possibile “salvataggio” della chirurgia di Susa grazie ai fondi che sarebbero disponibili se si avviassero i lavori del TAV, notizia che troviamo a dir poco sconcertante. Non vogliamo pensare, come potrebbe fare qualcuno, che i nostri politici si abbassino a manovre dal sapore sfacciatamente ricattatorio: continuate a opporvi al TAV, e noi vi ridimensioniamo l’ospedale, ma se fate i bravi lo lasciamo intatto e magari lo potenziamo perfino! Siamo convinti che sia chiaro a tutti, politici e non, che l’assistenza sanitaria è un DIRITTO per tutti i cittadini e non una merce di scambio. Se così non fosse, se cioè la sanità fosse merce di scambio, ci troveremmo in una situazione paradossale, dove un servizio potrebbe essere chiuso anche se utile, con grave danno per la popolazione, o, al contrario, essere potenziato anche se inutile, con grave sperpero di risorse e denaro pubblico (anche questo, in ultima analisi, dannoso). Crediamo che un simile atteggiamento dovrebbe indignare qualsiasi cittadino, a prescindere dalla sua opinione sul TAV. Ma la giustificazione che si adduce per un tale salvataggio parrebbe essere proprio la presenza sul territorio dei lavoratori addetti alla costruzione dell’opera. Ci pare strana, come giustificazione, poiché avevamo capito che una buona parte di questi dovrebbero essere abitanti della valle e, in ogni caso, si tratterebbe di persone relativamente giovani e in buona salute. Se poi fosse realmente questa la motivazione, alla chiusura dei cantieri verrebbe meno, e quindi si dovrebbe comunque procedere alla chiusura del reparto, che sarebbe solo rimandata. Vogliamo sperare che gli unici criteri con i quali si operano tali scelte siano di tipo sanitario e che non trovino spazio accordi di tipo compensatorio, che si rivelerebbero, alla lunga, solo nocivi per la qualità dell’assistenza sanitaria.
Una lettera cui seguirà l’affissione in tutti gli ambulatori del manifesto che rinnova le preoccupazioni sul grave peggioramento atteso del quadro sanitario nel caso dovessero venire aperti i cantieri e la distribuzione di migliaia di pieghevoli che sono in corso di stampa a cura e spese degli stessi sanitari, mentre dovrebbe essere compito della sanità pubblica informare i cittadini sui rischi per la salute derivanti da ogni tipo di attività industriale presente su un territorio.



























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